Quando il caldo entra nel sistema nervoso
Spesso pensiamo al caldo come a una semplice fonte di disagio fisico. Sudiamo di più, dormiamo peggio, siamo stanchi. In realtà gli effetti delle ondate di calore sul cervello e sul sistema nervoso sono molto più profondi.
In questi giorni molte città italiane, Torino compresa, stanno sperimentando temperature eccezionalmente elevate, con valori anche di oltre 10 gradi superiori alle medie stagionali e continui blackout dovuti all’enorme richiesta energetica. Non si tratta soltanto di una questione di comfort.
Il nostro organismo lavora costantemente per mantenere un equilibrio interno, quella che in medicina viene chiamata omeostasi. Temperatura corporea, idratazione, pressione arteriosa, qualità del sonno, livelli di energia e attenzione vengono regolati continuamente da sistemi molto sofisticati.
Quando il caldo diventa intenso e persistente, questi sistemi iniziano a lavorare in condizioni di sovraccarico.
Dormiamo peggio. Ci svegliamo più stanchi. Il cuore lavora di più. La disidratazione altera concentrazione e memoria. Le risorse cognitive diminuiscono e il cervello diventa meno efficiente nella regolazione delle emozioni.
Non è un caso che durante le ondate di calore aumentino irritabilità, conflittualità e comportamenti aggressivi.
Numerosi studi internazionali hanno evidenziato una correlazione tra temperature elevate e incremento di episodi di rabbia, aggressioni, violenza domestica, accessi ai pronto soccorso per agitazione psicomotoria e persino tassi di suicidio.
Dal punto di vista neurobiologico, quando il corpo è impegnato a sopravvivere a una condizione di stress fisico prolungato, rimangono meno risorse disponibili per la riflessione, la mentalizzazione e il controllo degli impulsi. È come se la soglia di tolleranza si restringesse.
Quello che normalmente riusciremmo a gestire con calma può improvvisamente diventare insopportabile.
Le persone che convivono con ansia, depressione, trauma complesso o difficoltà di regolazione emotiva possono accorgersi di sentirsi più vulnerabili, più reattive o più facilmente sopraffatte.
Esistono poi categorie particolarmente a rischio.
Molti farmaci psiciatrici possono interferire con i meccanismi di termoregolazione, con la percezione della sete o con la capacità del corpo di dissipare il calore. Alcuni antidepressivi, antipsicotici, stabilizzatori dell’umore e ansiolitici possono aumentare la suscettibilità agli effetti delle alte temperature.
Anche le persone anziane, chi soffre di malattie cardiovascolari, chi vive da solo, i bambini piccoli e chi presenta disturbi psichiatrici severi risultano particolarmente esposti.
Per questo motivo le ondate di calore non sono considerate soltanto un’emergenza meteorologica ma una vera emergenza sanitaria.
La salute mentale e quella fisica non sono due mondi separati.
Un sistema nervoso esausto dal caldo, dalla mancanza di sonno, dalla disidratazione e dall’incertezza diventa inevitabilmente più fragile. E quando la fragilità aumenta, diventa più difficile mantenere equilibrio, lucidità e benessere psicologico.
Forse una delle cose più importanti da ricordare in questi giorni è che non tutto ciò che stiamo sentendo dipende da noi. A volte è il nostro organismo che sta facendo uno sforzo enorme per adattarsi a condizioni che fino a pochi decenni fa sarebbero state considerate eccezionali.

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