In pratica come imparare a sopravvivere… accudendo tutti, tranne sé stessi
C’è un bambino. O una bambina.
Educatissimo. Deliziosa. Disponibile. Sempre pronto ad aiutare, a capire, a non creare problemi.
Uno di quelli che ti fanno pensare: “Che fortuna, questo sì che è un figlio d’oro”.
Spoiler: NO!! Spesso, sotto quella perfezione, c’è un casino.
Perché ci sono bambini che non sono così solo perché “sono buoni di natura”.
Sono così perché hanno imparato che è più sicuro essere utili, carini e accomodanti piuttosto che essere arrabbiati, tristi o – orrore! – bisognosi.
In pratica: se ti prendo per mano, magari non ti arrabbi.
Se ti capisco, forse non mi urli contro.
Se ti anticipo i bisogni, magari ti piaccio.
E se ti piaccio… forse mi tieni con te.
Benvenuti nella “strategia accudente”.
Una roba geniale, eh. Sottile, invisibile, perfettamente camuffata da empatia.
Ma che costa cara. Carissima.
Come si diventa piccoli terapeuti in miniatura
La verità è che ci sono bambini che non hanno lo spazio per essere… bambini.
Che devono occuparsi dell’umore di mamma. Delle ansie di papà. Della tensione in casa.
Bambini che fanno da filtro, da cuscinetto emotivo, da supporto tecnico del benessere familiare.
Che imparano a sentire prima cosa serve agli altri e solo poi, forse, cosa sentono loro.
Nel frattempo le emozioni si incastrano come nodi in gola.
La rabbia? Pericolosa.
La paura? Inaccettabile.
La tristezza? Meglio lasciarla sotto al letto, insieme ai mostri.
E così si diventa esperti nel sorridere anche quando si vorrebbe gridare.
Nel dire “va tutto bene” anche quando non si dorme da giorni.
Nel prendersi cura di tutti… tranne che di sé.
E da adulti? Beh, la festa continua
La strategia accudente non scade con la maggiore età.
Anzi, si perfeziona.
Diventiamo adulti iper-responsabili, pacificatori seriali, campioni di empatia con gli altri… e spietati con noi stessi.
Siamo quelli che:
- “tranquilla, faccio io” (anche se siamo stanchi morti)
- “figurati, nessun problema” (anche se vorremmo solo urlare)
- “basta che tu stia bene” (e intanto il nostro malessere balla la samba)
La strategia accudente da adulti si chiama people pleasing, co-dipendenza, burnout, somatizzazioni, depressione.
Ma noi ci limitiamo a chiamarla “carattere”.
Sorpresa: non è colpa tua
Se ti riconosci, sappi che non sei difettosə.
Hai solo imparato a cavartela nel modo migliore che avevi a disposizione.
La strategia accudente ti ha salvato, punto.
Ma forse oggi non ti serve più.
O meglio: non ti serve sempre, non ti serve con tutti, non ti serve a tuo discapito.
E ora?
Ora puoi imparare a fare una cosa rivoluzionaria:
chiederti come stai.
E magari – follia! – dirtelo.
Puoi iniziare a dire qualche “no” senza mille giustificazioni.
Puoi prenderti il tempo di sentire il corpo: dove stringe, dove batte, dove spinge.
Puoi scrivere quelle frasi che non hai mai detto. Tipo:
- “Quella volta mi ha fatto male”
- “Mi sarebbe piaciuto essere visto”
- “Sono stanca di essere sempre quella che aggiusta tutto”
E no, non succederà tutto in un giorno.
Ma puoi cominciare.
Magari partendo da un caffè caldo bevuto sedutə.
Con il telefono in silenzioso.
E la consapevolezza che anche tu hai diritto a esistere. Non per essere utile. Non per essere buona.
Ma semplicemente per esserci.
Ecco. Per oggi, questo basta.
Barbara


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