“Non so più chi ho in casa”.
Non lo dicono con rabbia. Più spesso con smarrimento.
Perché fino a poco tempo prima quel figlio lo conoscevano bene: sapevano cosa lo faceva ridere, cosa lo spaventava, cosa lo consolava. Poi qualcosa cambia. La porta si chiude. Le risposte diventano brevi. I silenzi lunghi.
E il dubbio arriva, silenzioso: dove l’ho perso?
In realtà, molto spesso, non abbiamo perso nostro figlio.
Siamo entrati nell’adolescenza.
L’adolescenza non è una deviazione
L’adolescenza è una fase della vita in cui succede una cosa precisa: una persona sta diventando se stessa.
Non è più il bambino che si appoggia all’adulto per capire il mondo, ma non è ancora l’adulto che sa stare nel mondo con sicurezza. È un tempo di passaggio, e i passaggi raramente sono ordinati.
Ci sono giorni in cui sembrano grandi. Altri in cui sembrano di nuovo piccoli.
Un momento prima ti respingono, quello dopo ti cercano.
Ti parlano male e cinque minuti dopo si siedono accanto a te sul divano.
Molti genitori vivono questi cambiamenti come un segnale di rottura. In realtà sono segni di trasformazione.
Il problema è che questa trasformazione avviene in un contesto molto diverso da quello in cui siamo cresciuti noi.
La stanza non è più solo una stanza
Un tempo la camera degli adolescenti era un luogo abbastanza semplice: musica, diario, qualche telefonata interminabile con l’amica del cuore.
Oggi una stanza è anche una porta aperta su un mondo enorme.
Social, videogiochi online, chat, video, contenuti senza fine.
Non si tratta di demonizzare la tecnologia. Sarebbe ingenuo e inutile.
Il punto è un altro: quando lo schermo diventa l’unico luogo in cui succede qualcosa di significativo nella vita di un ragazzo, allora sì che dobbiamo preoccuparci.
Perché gli adolescenti hanno bisogno di esperienze vere: amicizie reali, movimento, confronto, errori, piccole frustrazioni. Tutte cose che aiutano a costruire identità, autonomia e sicurezza.
Se fuori dalla stanza il mondo appare vuoto, è naturale che uno schermo diventi irresistibile.
L’errore più comune degli adulti
Quando vediamo i nostri figli in difficoltà, la tentazione è intervenire subito per sistemare le cose.
Se soffrono per un’amicizia finita, vogliamo risolvere.
Se prendono un brutto voto, vogliamo proteggerli.
Se stanno male, vogliamo togliere quel dolore.
È comprensibile. È amore.
Ma crescere significa anche attraversare delle fatiche. Non perché “devono soffrire”, ma perché devono scoprire di avere le risorse per farcela.
La salute emotiva non nasce da una vita senza problemi.
Nasce dalla scoperta che i problemi si possono attraversare.
Il ruolo dell’adulto non è eliminare ogni difficoltà.
È restare presente mentre loro la attraversano.
Il compito più difficile: restare adulti
L’adolescenza mette alla prova anche noi.
Ci provoca, ci stanca, ci fa dubitare di noi stessi.
Eppure proprio in questa fase ai ragazzi serve qualcosa di molto semplice e molto difficile: adulti solidi.
Adulti che non spariscono.
Adulti che non urlano più forte.
Adulti che mettono limiti ma non chiudono la relazione.
E soprattutto adulti che continuano a vivere, a coltivare relazioni, interessi, amicizie.
Perché i figli osservano molto più di quanto ascoltino.
Se essere adulti appare solo come fatica e stress, perché mai dovrebbero desiderare di diventarlo?
Un antidoto potente: la comunità
Negli ultimi anni molte famiglie si sono ritrovate più sole.
La genitorialità è diventata spesso un’esperienza isolata: mamma, papà e figli dentro le mura di casa.
Ma crescere figli non è mai stato un lavoro solitario.
È sempre stato un lavoro di comunità.
Quando gli adulti si incontrano, si confrontano, condividono dubbi ed esperienze, succedono due cose importanti:
prima di tutto si scopre che non siamo gli unici ad avere difficoltà
e poi si trovano nuove idee, nuovi punti di vista, nuove energie.
A volte basta ascoltare un altro genitore per sentirsi meno smarriti.
E soprattutto i ragazzi hanno bisogno di vedere che le famiglie non sono isole, ma fanno parte di una rete di relazioni.
Tornare a fare rete tra genitori
Per questo credo che uno dei gesti più importanti oggi sia ricominciare a fare rete tra adulti.
Parlarsi. Condividere. Sostenersi.
Non per trovare la formula perfetta (che non esiste), ma per accompagnarci in un compito che è bello quanto complesso: crescere figli che diventino adulti capaci di stare nel mondo.
Per questo ho deciso di organizzare uno spazio di incontro dedicato ai genitori di adolescenti: un luogo in cui fermarsi, riflettere insieme, portare domande e ascoltare altre esperienze.
Il primo incontro sarà:
Sabato 21 marzo – ore 11.30
Corso Stati Uniti 57 – Torino
presso Semi di Yug
La partecipazione è su prenotazione.
Per informazioni e iscrizioni:
Perché educare un adolescente non è una gara di resistenza individuale.
È un viaggio che ha molto più senso se lo facciamo insieme.
Non sei di Torino? Sto pensando ad un gruppo di sostegno online, scrivimi se vorresti partecipare
Dott.ssa Barbara Durand

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