Senza Propositi: L’Equilibrio tra Imperfezione e Gratitudine

l 31 dicembre è quel giorno dell’anno in cui, per qualche misteriosa legge non scritta, i social diventano un gigantesco powerpoint motivazionale.

Tutti a fare caroselli con gli highlights: i momenti migliori, le foto più luminose, le frasi più sagge scritte sopra un tramonto, le “lezioni che mi porto nel 2026” (possibilmente in Helvetica). E subito dopo l’altro filone: i buoni propositi. Palestra, detox, routine perfetta, nuove abitudini, nuovi obiettivi, nuova pelle, nuova vita. Il tutto con quella calma fiera di chi sembra aver già iniziato il 2 gennaio con un frullato verde in mano e una mente zen.

Io, anche per quest’anno salto il giro.

Non farò il carosello delle cose che ho imparato, dei progetti riusciti, dell’impegno e del cambiamento raggiunto, della costanza che mi ha premiato. E non farò nemmeno l’elenco dei buoni propositi: dei chili da perdere, dell’alimentazione da migliorare, dello sport da intensificare, delle passioni da coltivare, degli spazi da prendermi. Non perché siano cose brutte. È che… mi manca proprio l’energia per trasformare la vita in un programma fedeltà: “complimenti, hai accumulato punti crescita, ritira il tuo premio”.

Questo anno, per me, è stato all’insegno della sopravvivenza. E in alcuni momenti anche letterale.

Finisco con un ennesimo salto carpiato: mia madre cade in hospice, solite 12 ore in pronto soccorso (non mi bastano due mani per numerare gli accessi in pronto del 2025) un intervento di protesi all’anca il mattino successivo e io con febbre a 40 per bronchite e ora tutondi nuovo da gestire ed incastrare..
È il tipo di stanchezza che non si risolve con “dai, pensa positivo”. È una stanchezza che ti rende più ruvido il respiro. Che ti fa sentire che stai reggendo più di quanto il corpo vorrebbe.

E allora quest’anno, se devo fare un bilancio, è questo: voglio solo essere grata a me stessa per avercela fatta.

Per avercela fatta a sopravvivere ammaccata. Imperfetta. Impaurita. Folle. Distratta. Bisognosa. Richiedente. Schizzata. Bambina. Capricciosa. Iperperformante. A tratti anche sorprendentemente funzionante (che è sempre un twist narrativo interessante).

E sono grata anche al mio “condominio interno”: a tutte quelle parti che mi tengono su e che al momento non posso proprio lasciare andare. Quelle che mi fanno alzare, rispondere, organizzare, contenere, decidere, proteggere. Lo sappiamo tutti chi stanno proteggendo: una piccolina che vive perennemente nell’ambivalenza, nell’imprevedibilità e nella ricerca di rassicurazioni. Una che ha imparato presto che la stabilità è una cosa che si conquista. E quindi non la molla.

Sto imparando, a fatica, a starci a contatto a lungo allontanando un po le difese . A sentirla senza trattarla come “un problema da risolvere”. Mi viene spesso ds farlo attraverso le storie di molte mie pazienti, che mi risuonano e mi ricordano quanto sia umano aver bisogno. E credo che loro sentano quanto siamo connesse E mi viene bene con la mia terapeuta, la donna più genuina che potesse capitarmi al momento, quanto mi fanno stare bene le persone vere…senza nessun tipo di costruzione…lei mi permette di lasciare le difese fuori dalla porta per qualche minuto e parlare con la me spaventata. Non con la me brava. Non con la me “che ce la fa”. Con quella che trema.

E allora, questo 31, io non ho voglia di festeggiare.

Ma sono grata di avere una rete di amici preziosi con cui condividere qualche ora. Non per fare finta che vada tutto bene. Ma perche la solitudine è una scelta e può essere anche condivisa, basta stare accanto a qualcuno che non ti chiede di essere diversa.

Questo 31 io sogno un altrove.

Un altrove che non è qui. Non è adesso. Non è ora. Non è ancora

Non lo addolcisco. Non lo rendo poetico per farlo sembrare più socialmente presentabile. È proprio un bisogno di andare via. Di uscire da qui. Di avere un posto in cui non devo reggere niente e nessuno, almeno per un po’. Un posto dove posso smettere di essere “quella che tiene”.

E mentre tutti pubblicano i migliori momenti e i propositi 2026, io mi tengo questa verità un po’ storta ma onesta: ci sono anni che non si chiudono con un brindisi, si chiudono con un “ok, ci sono ancora”.

Magari anche tu quest’anno non hai un elenco di conquiste da mettere in fila, se non hai voglia di progetti e di mantra, se ti senti più sopravvissuto che trasformato… non sei sbagliato. Non sei indietro. Non sei “meno”.

Sei solo umano.

E in certi anni, essere ancora qui è già abbastanza.

Brindiamo a noi sopravvissuti.

Classificazione: 1 su 5.

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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