Quando i sintomi dei bambini non possono essere ignorati

2–4 minuti

Un bambino che improvvisamente ha mal di pancia ogni mattina, che si sveglia di notte gridando, che smette di parlare fluentemente o che diventa insofferente e oppositivo non sta solo “facendo i capricci”. Sta dicendo, con il linguaggio che ha a disposizione, che qualcosa nella sua vita emotiva non trova spazio per essere accolto.

I sintomi nei bambini non sono mai un dettaglio da sottovalutare. Non sono segnali isolati, ma rappresentano il tentativo del loro sistema emotivo di farsi sentire. Un corpo che si ammala, un sonno che si interrompe, un comportamento che cambia bruscamente: tutto questo è il linguaggio del non-detto, dell’emozione che non riesce a essere condivisa.

La questione è cruciale: se quei segnali vengono ascoltati e letti nel contesto della relazione, il bambino impara a riconoscere, nominare e regolare le proprie emozioni. Se invece vengono banalizzati (“è solo una fase”, “passerà crescendo”, “è colpa della scuola”…) o trattati come difetti da correggere, allora rischiano di cristallizzarsi e di evolvere in difficoltà più serie.

Quando i sintomi non trovano risposta, il bambino può imparare che esprimere le emozioni è inutile o addirittura dannoso. Può convincersi che per non perdere il legame con mamma o papà deve tacere, trattenere, trasformare il dolore in silenzio o in ribellione. È così che un mal di pancia ricorrente può diventare ansia scolastica, che un disturbo del sonno può aprire la strada a una depressione adolescenziale, che una balbuzie può consolidarsi come blocco comunicativo.

Gli studi sulla psicopatologia dello sviluppo sono chiari: quando i sintomi non vengono presi sul serio, hanno una forte tendenza a persistere nel tempo e ad aggravarsi, trasformandosi in disturbi più complessi nell’adolescenza e nell’età adulta. Ansia, depressione, comportamenti a rischio, dipendenze, ritiro sociale: sono spesso l’evoluzione di segnali ignorati troppo a lungo.

La differenza non la fa l’evento esterno in sé (il bullo, la separazione, il trauma). La differenza la fa la qualità della relazione. Un bambino che trova in casa un adulto stabile, capace di contenere e accogliere le sue emozioni, riesce a integrare anche le esperienze più difficili. Un bambino che invece percepisce assenza, discontinuità o imprevedibilità, trasforma quel dolore in sintomi sempre più ingombranti.

Ecco perché la cura non può essere centrata solo sul bambino. Il punto è nella relazione. È nelle figure genitoriali che si trova la chiave per sciogliere quei nodi. Spesso è difficile accettarlo: “ma io non c’entro, è lui che ha un problema”. Eppure più forte è questa resistenza, più alta è la probabilità che proprio lì risieda la necessità di un percorso di cambiamento.

I sintomi dei bambini sono campanelli d’allarme preziosi: ci dicono che qualcosa non va e che c’è bisogno di intervenire. Ignorarli significa lasciare che quel disagio prenda strade sempre più complesse. Ascoltarli, invece, significa offrire ai figli la possibilità di imparare che il dolore si può attraversare, che le emozioni – anche quelle difficili – hanno diritto di cittadinanza e che non sono da temere, ma da vivere e condividere.

Un figlio non ha bisogno di un genitore perfetto, ma di un genitore che sappia mettersi in ascolto, che non fugga di fronte alla sofferenza, che si lasci interrogare dai sintomi invece di combatterli. È così che un mal di pancia diventa un’occasione di incontro, un incubo notturno diventa un momento di vicinanza, una balbuzie diventa un invito a rallentare e a dare voce a ciò che conta davvero.

Lascia un commento

Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

supporto psicologico ›