Ci sono giornate in cui sei sveglia da 34 minuti e hai già gestito tre crisi, due “non voglio andare all’asilo” e un biscotto spezzato nel punto sbagliato.
Nel frattempo, il caffè si è freddato e il tuo sistema nervoso è passato da “posso farcela” a “mi arruolo nella Legione Straniera”.
Tuo figlio urla, lancia, piange, si ribella. E tu, che magari avevi giurato di essere la madre zen che respira e accoglie, ti ritrovi a minacciare, urlare o a chiuderti in bagno fingendo un’emergenza intestinale.
Succede.
Ma fermiamoci un momento, perché qui c’è qualcosa di molto più importante da guardare. Non nel bambino.
In te.
I bambini non si sanno regolare. Ed è normale.
Lo ripetiamo insieme? I bambini piccoli non hanno ancora un cervello capace di gestire da soli le emozioni. Punto.
La parte che frena, riflette, contiene (la corteccia prefrontale) è in piena fase di sviluppo. Quando si arrabbiano o si disperano, sono travolti da onde che non sanno ancora nuotare.
Il tuo compito non è giudicarli. È diventare la loro scialuppa.
Solo che a volte… la scialuppa ha un buco.
Se tu ti disregoli, loro affondano.
Quando un genitore perde la calma, alza la voce, si irrigidisce o si spegne, il bambino non impara a contenere le emozioni.
Impara che le emozioni sono pericolose. Che vanno nascoste. O esplodono.
Non impara la calma. Impara la paura.
E no, non è questione di “essere genitori sbagliati”.
È il tuo sistema nervoso che ha intercettato un pericolo. Anche se quel pericolo ha un metro d’altezza e un pigiamino con i dinosauri.
La teoria polivagale ce lo spiega bene
Stephen Porges, con la sua Teoria Polivagale, ci ha spiegato una cosa rivoluzionaria:
il nostro corpo è costantemente impegnato a decidere se siamo al sicuro o in pericolo. E lo fa prima ancora che ce ne accorgiamo.
Quando tuo figlio urla, magari non è la voce a darti fastidio.
È quel nodo allo stomaco, quella tensione alle spalle, quella voce interna che dice “non ce la faccio”.
È il tuo sistema nervoso che passa da modalità social engagement (aperta, presente) a fight, flight or freeze (combatti, fuggi o spegniti).
E quando tu sei in allarme, lui lo sente. Anche se sorridi. Anche se dici parole “giuste”. I bambini percepiscono il sottofondo emotivo, non lo script.
Quindi… che si fa? Si lavora su di sé.
Prima di cercare strategie per “far smettere di piangere” tuo figlio, prova a fermarti un attimo e chiederti:
“Cosa succede in me, quando lui esplode?”
“Come risponde il mio corpo?”
“Mi sento al sicuro… o sotto assedio?”
Perché se non ti senti al sicuro tu, il tuo sistema nervoso non può insegnare niente di utile al suo.
La buona notizia? Puoi allenarlo. Ecco come:
📦 Cassetta degli attrezzi per genitori col sistema nervoso in tilt
🫁 Respira come se fossi al rallentatore.
Inspirazione dal naso, espirazione più lunga, diaframma in movimento. È il modo più diretto per comunicare al nervo vago: non c’è pericolo, possiamo stare.
🎶 Canta. Sì, canta. Anche se sei stonata/o.
La voce cantilenata attiva il sistema nervoso sociale. E no, non serve intonare Mozart: basta una ninna nanna, una canzoncina scema, anche Volare a bassa voce mentre lavi i piatti.
🚿 Butta acqua fredda sulla faccia. Letteralmente.
L’immersione del viso o il contatto con acqua fredda stimola la “branca” parasimpatica del nervo vago. Non è solo un trucco da TikTok: è biologia applicata. E funziona.
🧍♀️ Muovi il corpo. Dolcemente.
Cammina, dondolati, abbracciati. Il movimento ritmico (non frenetico) abbassa l’attivazione. Anche strofinarsi le braccia o fare pressione sulle mani aiuta a tornare “in finestra”.
👀 Cerca uno sguardo amico. O immaginalo.
La connessione visiva calma il sistema nervoso. Non sempre puoi avere qualcuno vicino, ma puoi pensare a una persona che ti fa sentire amata. Il cervello risponde comunque. Spoiler, anche un animale, anzi addiritutura piu efficace!!
🧠 Fai pace con la tua storia emotiva.
Quello che ti attiva oggi potrebbe essere un eco di qualcosa di vecchio: un’infanzia piena di silenzi, punizioni, urla o solitudini. Non è colpa tua. Ma è responsabilità tua non passarla avanti, e per questo c’è il nostro spazio sicuro.
Un bambino si regola solo se l’adulto è regolato.
Un sistema nervoso calmo è contagioso.
Ma anche quello in allarme lo è.
Non devi essere perfetto/a. Ma devi esserci. Con tutto quello che sei.
Anche con la stanchezza, la paura, la voglia di mollare.
E quando non ce la fai, è il tuo corpo che ti sta chiedendo aiuto.
Non ignorarlo.
Ascoltalo.
Rassicuralo.
E torna.
Perché tu sei la sua base. Il suo faro. Il suo baricentro.
E anche i fari, ogni tanto, hanno bisogno di una manutenzione, per quello ci possiamo lavorare insieme.

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