Come (non) litigare in coppia: riflessioni pratiche

6–8 minuti

Chiunque abbia mai vissuto una relazione importante lo sa: l’amore, da solo, non basta. Anche le coppie più affiatate prima o poi inciampano in malintesi, discussioni, divergenze. Ma se il conflitto è inevitabile, allora tanto vale imparare a litigare bene. Sì, proprio così: esiste un modo per discutere senza distruggere, per dissentire senza allontanarsi.

A raccontarcelo – e a mostrarcelo con una chiarezza disarmante – sono John e Julie Gottman, tra i più autorevoli terapeuti di coppia al mondo. In decenni di ricerca hanno osservato migliaia di coppie, registrato conversazioni, misurato battiti cardiaci e livelli di cortisolo, e raccolto dati preziosi che ci dicono qualcosa che forse non vogliamo sentire: non è quanto litighiamo che conta, ma come.

Il disaccordo come cartina di tornasole della relazione

Una delle intuizioni più potenti dei Gottman è che il 69% dei conflitti di coppia non ha soluzione. Hai letto bene. Si tratta di differenze legate ai bisogni, ai valori, ai temperamenti, alla storia personale. C’è chi ama il silenzio e chi la musica a tutto volume, chi è preciso e chi disordinato, chi si ricarica nella solitudine e chi nel contatto. Eppure, molte coppie felici riescono a convivere serenamente con queste differenze. Il segreto? Non sta nel trovare una soluzione, ma nel costruire un modo rispettoso e costruttivo di stare in disaccordo.

Un esempio? Una coppia osservata dai Gottman discuteva da anni sul fatto che uno dei due amasse trascorrere le vacanze in campeggio spartano, mentre l’altro sognava hotel con SPA e vista mare. Non erano mai arrivati a una vera soluzione, ma avevano imparato a parlarne con ironia, a cercare piccoli compromessi, e a tenere vivo il desiderio reciproco al di là di quella differenza.

I quattro segnali di allarme (e come invertire la rotta)

Quando si entra nel territorio del litigio, ci sono quattro modalità comunicative che – secondo i Gottman – predicono con altissima probabilità la rottura di una relazione se lasciate agire indisturbate:

  1. Critica: non è un “mi sento trascurata”, ma un “sei sempre egoista”.
  2. Disprezzo: sarcasmo, superiorità, occhi al cielo – un veleno per l’intimità.
  3. Difensività: rispondere “sì ma tu…” al posto di ascoltare davvero.
  4. Stonewalling: chiudersi, smettere di rispondere, spegnersi emotivamente.

In uno dei loro studi più noti, i Gottman hanno osservato che la presenza costante del disprezzo nella comunicazione era il fattore più predittivo di separazione. Ma la buona notizia è che a questi “cavalieri dell’apocalisse relazionale” si possono opporre antidoti precisi: imparare a esprimere i propri bisogni, coltivare l’apprezzamento, assumersi le proprie responsabilità, prendersi pause consapevoli.

Sotto ogni litigio, un bisogno

Un’altra chiave offerta dai Gottman è quella di guardare oltre il contenuto esplicito della lite, per riconoscere il bisogno implicito che si nasconde sotto. Spesso discutiamo della cena da preparare, ma stiamo dicendo: “Mi sento sola nel carico mentale”. Oppure litighiamo sul tempo al cellulare, ma in fondo stiamo dicendo: “Vorrei che tu mi vedessi di più”.

Un bell’esempio? Una coppia in crisi perché uno dei due si sentiva invaso da continue richieste di aiuto con i bambini, e l’altro si sentiva solo. Quando hanno smesso di recriminare sui turni e hanno iniziato a parlare del bisogno di sentirsi supportati, è cambiato tutto. Non perché fosse magicamente risolto il problema, ma perché è emersa la vulnerabilità, e con essa la possibilità di prendersi cura.

L’amore come scelta quotidiana

Oltre il conflitto, quello che tiene unita una coppia è una solida amicizia. Le coppie che funzionano non sono perfette, ma si conoscono, si raccontano, si supportano nei sogni e nei momenti difficili. Coltivano riti condivisi, parlano del futuro, si toccano, si sorridono, si dicono “grazie” per le piccole cose. Questo si chiama costruire una “mappa del mondo dell’altro”, e rende la relazione un luogo sicuro e nutriente, anche quando fuori piove forte.

La frase che più mi ha colpita dei Gottman è questa:

“La questione non è se litigherete. È se vi sentirete ascoltati e rispettati mentre lo fate.”

E io, onestamente, non so se esiste qualcosa di più rivoluzionario in un’epoca in cui cerchiamo spesso soluzioni rapide e non sopportiamo più l’attrito.

In studio vedo spesso coppie stanche, impigliate nella ripetizione degli stessi dialoghi, delle stesse ferite. Eppure, anche nei conflitti più duri, vedo ancora sotto quel filo sottile: il desiderio di essere visti, di sentirsi importanti, di ritrovarsi

Se i Gottman ci insegnano a non farci travolgere dal conflitto, Thomas Gordon ci offre strumenti preziosi per navigarlo con parole che curano invece di ferire.

La sua teoria sulla comunicazione efficace si fonda su un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: “Io sono responsabile di come comunico i miei bisogni e di come ascolto quelli dell’altro.”

Ecco allora che le intuizioni dei Gottman trovano un alleato formidabile nel modello di Gordon:

  • Quando i Gottman ci invitano a non attaccare l’altro con giudizi e accuse, Gordon ci insegna l’uso del messaggio-io: invece di dire “sei sempre in ritardo e non ti importa di me”, possiamo dire “mi sento frustrata quando aspetto a lungo da sola”. L’effetto? L’altro non si difende, ma ci ascolta.
  • Quando i Gottman ci parlano dell’importanza di riparare una conversazione prima che degeneri, Gordon ci propone l’ascolto attivo, che significa accogliere l’emozione dell’altro senza interrompere, minimizzare o controbattere. Non è un superpotere: è una competenza che si può apprendere.
  • Quando i Gottman ci mettono in guardia dal disprezzo e dalla chiusura, Gordon ci invita a restare nel dialogo con empatia e assertività, riconoscendo la nostra parte e lasciando spazio a quella dell’altro.

In fondo, entrambi i modelli ci portano nello stesso luogo: un territorio dove la relazione non è una guerra di posizione, ma un terreno di incontro. Dove i conflitti non sono fallimenti, ma opportunità di verità, di crescita e, perché no, di tenerezza.

Piccola guida pratica:

. Il conflitto è inevitabile, ma la rottura no

I Gottman hanno osservato per anni migliaia di coppie e ci dicono una cosa chiara: il 69% dei conflitti non si risolve. Ma le coppie felici non cercano la perfezione: imparano a restare connessi anche nel disaccordo. Gordon, da parte sua, non punta a eliminare i problemi, ma a cambiare il modo in cui li affrontiamo. Con messaggi chiari, empatia e responsabilità condivisa.

2. I quattro cavalieri dell’apocalisse relazionale (e come disarcionarli)

Gottman identifica quattro dinamiche tossiche:

  • Critica: attaccare la persona, non il comportamento
  • Disprezzo: sarcasmo, superiorità, umiliazione
  • Difensività: “non è colpa mia!”
  • Stonewalling: chiusura, silenzio, ritiro

Gordon ci offre antidoti pratici:

  • Il messaggio-io al posto della critica: “Mi sento ignorata quando non mi ascolti” invece di “Sei sempre distratto!”
  • L’ascolto attivo per disinnescare la difensiva: riflettere le emozioni dell’altro senza giudicare
  • L’empatia assertiva per restare nella relazione anche quando si ha bisogno di spazio

3. Parole che uniscono: il potere del linguaggio emotivo

Entrambi gli approcci sottolineano che sotto il litigio c’è un bisogno. I Gottman parlano di “mondo interiore” e ci invitano a conoscerlo, mentre Gordon ci insegna a esprimerlo con chiarezza e responsabilità. Invece di accusare, raccontiamo cosa sentiamo, cosa ci ferisce, cosa desideriamo.

Esempio:

  • Gottman: “Sotto la rabbia, spesso c’è un bisogno di connessione.”
  • Gordon: “Quando ti parlo e tu guardi il telefono, mi sento trasparente. Ho bisogno della tua attenzione.”

4. Dal conflitto alla connessione

Il punto di incontro tra Gottman e Gordon è la convinzione che il conflitto può diventare un ponte. Se c’è volontà di ascolto, se si scelgono parole autentiche e non aggressive, se si accetta di non avere sempre ragione, allora il litigio non sarà più un campo di battaglia, ma un laboratorio di intimità.

Quindi

Imparare a litigare bene non è semplice, ma è possibile. Non significa evitare ogni tensione, ma usarla per crescere insieme. E a volte, basta un piccolo cambiamento nel linguaggio per cambiare il corso di una conversazione.

Se senti che nella tua relazione qualcosa potrebbe funzionare meglio, forse il primo passo non è smettere di litigare, ma iniziare a farlo in modo nuovo.

Possiamo farlo insieme…

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Articoli (Pagina)3 gennaio 2025barbara durand

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    Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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