Quando una coppia si separa, la famiglia non finisce: cambia forma, si riorganizza, cerca nuovi equilibri. Ma se questo passaggio non viene accompagnato con consapevolezza e cura, il prezzo più alto rischiano di pagarlo sempre loro: i figli. E spesso lo fanno in silenzio, mentre gli adulti cercano faticosamente di rimettere insieme i pezzi di un sogno che si è rotto.
Nel 2023, in Italia, sono state registrate 82.392 separazioni legali e 79.875 divorzi. I dati sono in calo rispetto agli anni precedenti, ma questo non significa che le separazioni siano diventate meno dolorose o meno complesse. Al contrario, ciò che conta davvero non sono i numeri, ma le storie che ci sono dietro. Ogni separazione è un piccolo terremoto affettivo, e se coinvolge dei figli, la scossa può essere lunga e profonda.
Nel mio lavoro clinico incontro spesso coppie che stanno attraversando una crisi profonda, oppure genitori già separati che cercano uno spazio sicuro per riflettere, comprendere, trovare nuovi modi di essere mamma e papà.
Quando entrambi i genitori decidono di partecipare al percorso, gli effetti positivi sono visibili e profondi: si lavora sulla comunicazione, si sciolgono nodi emotivi, si costruiscono nuove alleanze. Ma anche quando uno dei due sceglie di non esserci, vale sempre la pena chiedere aiuto. Avere uno spazio neutro, accogliente, dove poter decomprimere la tensione e fare chiarezza, può fare una differenza enorme nel modo in cui si affronta questo passaggio.
Il bambino nel mezzo: fedeltà divise e cuori spezzati
Uno dei dolori più profondi vissuti dai bambini nelle separazioni conflittuali è il conflitto di lealtà. Quando mamma e papà si detestano, o semplicemente non riescono più a parlarsi senza ferirsi, il bambino si trova in una posizione insostenibile: ama entrambi, ma si sente come se dovesse scegliere.
“Se sto bene con la mamma, papà soffre. Se dico che voglio stare con papà, la mamma piange. E allora cosa faccio?”
Non lo dicono a parole, ma lo vivono sulla pelle, nello stomaco, nei sogni agitati della notte. Alcuni diventano “perfetti”: si prendono cura del genitore più fragile, non chiedono nulla, sorridono sempre. Altri si chiudono, si arrabbiano, somatizzano. Tutti, però, cercano una cosa sola: sicurezza emotiva.
E quella sicurezza passa, prima di tutto, dalla qualità della relazione tra i genitori. I bambini possono accettare che mamma e papà non vivano più insieme. Quello che non possono accettare è diventare il campo di battaglia tra due adulti feriti. Non sono messaggeri, né arbitri, né pacificatori. Sono figli. E hanno bisogno di sentirsi liberi di amare entrambi, senza paura.
“Ti mancherò tanto, vero?”: quando il genitore diventa figlio
C’è poi un’altra dinamica, meno visibile ma ugualmente dolorosa: quando il genitore non riesce a lasciar andare il figlio nei momenti di passaggio verso l’altro genitore. Frasi come:
- “Mi mancherai tantissimo, come farò senza di te?”
- “Non vedo l’ora che torni, sto già male a pensarti lontano”
- “Vedrai che là non starai così bene come con me”
Sembrano coccole, ma nascondono una richiesta pesante: “Rassicurami. Sii tu a occuparti della mia sofferenza”. E così, senza volerlo, il figlio diventa genitore del genitore. Si sente in colpa per aver bisogno dell’altro, vive la propria libertà come un tradimento, smette di ascoltarsi per prendersi cura dell’adulto.
I bambini non devono mai sentirsi indispensabili al benessere dei grandi. Devono potersi staccare sapendo che mamma e papà sono tristi, forse, ma forti abbastanza da reggere.
Il litigio cronico: una guerra fredda che scotta
Quando i genitori continuano a litigare anche dopo la separazione, la casa diventa un campo minato emotivo. Il bambino vive in allerta, in uno stato di attivazione continua. Non sa mai cosa accadrà. Ogni scambio può degenerare, ogni parola può trasformarsi in un colpo.
Questa tensione incide direttamente sulla salute mentale dei figli. Gli studi sono concordi: la conflittualità post-separativa ha un impatto più dannoso della separazione stessa. Può generare:
- Disturbi d’ansia
- Sintomi depressivi
- Somatizzazioni (mal di pancia, mal di testa, insonnia)
- Difficoltà scolastiche e relazionali
I bambini non chiedono perfezione, chiedono tregua. Chiedono adulti che, pur nel dolore, trovino la forza di mettere da parte il rancore per tutelare il loro bisogno primario: essere bambini.
E allora, che fare?
Chiedere aiuto. Non è un segno di debolezza, è un atto di responsabilità e amore. Farsi affiancare da uno psicologo in questa fase delicata può aiutare a:
- elaborare il lutto della relazione perduta;
- trovare un modo più sano per comunicare con l’altro genitore;
- distinguere il ruolo di ex partner da quello di co-genitore;
- proteggere i figli dalle interferenze emotive;
- riconnettersi con sé stessi come individui, oltre che come madri o padri.
In situazioni particolarmente complesse, percorsi di mediazione familiare o di consulenza alla genitorialità possono offrire strumenti pratici e supporto concreto per costruire un nuovo equilibrio.
Un messaggio ai genitori in difficoltà
Non servono supereroi. Servono adulti veri: imperfetti, stanchi, ma disposti a mettersi in discussione per amore dei figli. Non importa se il matrimonio è finito. Quello che conta è che il legame genitoriale resta. E quel legame va curato, protetto, coltivato.
Se è vero che dai figli non si divorzia, è anche vero che si può imparare a diventare genitori separati, ma uniti nel prendersi cura di chi si affida a noi con lo sguardo, prima ancora che con le parole.

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