Quell’amore che ci fa battere il cuore… e che a volte ci spezza
In molti si sono chiesti: “Se ci amiamo, perché stiamo così male?”
Perché sì, volersi bene è meraviglioso, ma — notizia che non fa piacere sentire — non basta.
Non è sufficiente per far funzionare una relazione, né tantomeno per renderla felice.
Non è una colpa, non è un fallimento personale. È che ci hanno raccontato una favola — “se ti ama, andrà tutto bene” — che nella realtà non regge.
L’amore è importantissimo, certo. Ma a tenere insieme due persone sono anche altre forze, più profonde, più invisibili, più antiche di quanto pensiamo.
Vi va di scoprire quali?
Attaccamento: quella casa che tutti cerchiamo (anche senza saperlo)
Fin dalla nascita, ciascuno di noi porta cucito dentro un bisogno potente: quello di trovare un posto sicuro nel cuore di qualcun altro.
Un rifugio quando il mondo fa paura.
Una base sicura da cui partire e a cui tornare.
Questo bisogno non ci lascia mai.
Non importa quanti anni abbiamo, quanto siamo indipendenti o quanto forte ci sentiamo: dentro di noi, il sistema dell’attaccamento continua a lavorare.
Ecco perché anche nell’amore adulto non cerchiamo solo complicità o attrazione: cerchiamo qualcuno che ci faccia sentire protetti, amati, riconosciuti.
Il problema?
Che il modo in cui amiamo (e in cui ci lasciamo amare) dipende da come abbiamo imparato a fidarci degli altri da piccoli.
Chi ha avuto cura prevedibile e calore affettivo tende ad avere modelli di attaccamento sicuri.
Chi ha incontrato incoerenza, assenza o paura nelle relazioni originarie può sviluppare stili più ansiosi, evitanti o ambivalenti. E queste tracce si infilano dritte nei nostri amori adulti, senza nemmeno bussare.
I tre fili invisibili che intrecciano la coppia: attaccamento, accudimento, sessualità
Quando due persone si incontrano, non è solo questione di chimica o di emozioni.
Inizia una danza delicatissima tra tre sistemi motivazionali:
- Attaccamento: cerchiamo protezione, conforto, presenza emotiva. Vogliamo sapere che l’altro c’è.
- Accudimento: vogliamo prenderci cura, essere rifugio e supporto per chi amiamo.
- Sessualità: desideriamo il piacere, l’intimità fisica, la passione che ci connette al corpo e all’altro.
In una coppia che funziona, questi tre fili si intrecciano in equilibrio.
Si danno spazio l’uno con l’altro, si sostengono.
Quando l’equilibrio si spezza, però, la relazione comincia a scricchiolare:
- Se prevale solo l’attaccamento, rischiamo di diventare dipendenti, gelosi, impauriti.
- Se si sbilancia l’accudimento, uno dei due diventa genitore dell’altro, in un gioco senza reciprocità.
- Se si appiattisce la sessualità, la coppia si trasforma in una dolce amicizia… che però lascia dentro un vuoto difficile da ignorare.
Non è una questione di “amore vero” o “amore falso”.
È una questione di armonia tra bisogni diversi, tutti legittimi.
Amarsi senza perdersi: la sfida della regolazione emotiva
E poi c’è l’altra grande, gigantesca, invisibile sfida: imparare a regolare le emozioni dentro la relazione.
Perché quando amiamo, affidiamo all’altro anche una parte della gestione del nostro stato emotivo.
Quando va bene, questo è meraviglioso: ci sentiamo sostenuti, visti, accolti.
Quando va male, però, ogni mancanza viene amplificata a dismisura.
Non litighiamo davvero per i calzini lasciati in giro o per il messaggio visualizzato e non risposto.
Litighiamo perché, sotto sotto, stiamo gridando:
“Sei qui per me?”
“Posso contare su di te?”
“Mi vedi davvero?”
Se queste domande non trovano risposta, si aprono voragini emotive da cui può passare tutto il dolore antico che ci abita.
E allora? Si può costruire un amore che resta?
La buona notizia è che sì, si può.
Ma non è questione di “imparare a comunicare meglio” o “fare più sesso”. Non solo, almeno.
È questione di:
- Conoscere i propri bisogni di attaccamento, senza vergogna.
- Accorgersi di come si muovono i sistemi motivazionali dentro di noi e tra noi.
- Restare disponibili emotivamente anche quando è difficile.
- Riparare in fretta quando ci si ferisce, senza crogiolarsi nella distanza o nella recriminazione.
Amare puo significare anche — e soprattutto — imparare a restare umani l’uno davanti all’altro, con le proprie fragilità e il desiderio di esserci comunque.
Se ti amo, non basta. Ma posso scegliere di esserci.
Amarsi è il punto di partenza, non il traguardo.
Restare, scegliersi ogni giorno, ascoltare i fili invisibili che ci legano — quelli sì, sono scelte consapevoli.
Imperfette, faticose, straordinariamente umane.
E a ben pensarci, è proprio questo che rende l’amore l’avventura più audace che possiamo vivere.

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