perdoname por mi tono un poco rottermeier Today!
C’era una volta un tempo in cui i genitori dicevano “Perché lo dico io” e il discorso finiva lì. Oggi, invece, la scena è questa: genitori che si mordono la lingua prima di dire un no perché non vogliono sembrare autoritari, che cercano di spiegare con pazienza, che a volte negoziano troppo, altre troppo poco, che oscillano tra il sentirsi in colpa e il sentirsi persi.
La maggior parte delle consulenze che ricevo in studio vertono su questo: la disciplina. O troppa. O troppo poca. O ancora qualcuno dice…io sono venuto su cosi e sono cresciuto bene… (mah…nzomma… e poi soprattutto i tuoi traumi e le tue strategie non sono quelle di tuo figlio…lsperèm) oppure LASSISMO scambiato per disciplina dolce, disciplina empatica, appresa saltellando tra reel e caroselli normalmente di madri che hanno fatto della propria esposizione mediatica (e dei propri figli) il proprio business (ricorda..non tutto ciò che luccica è oro )… ma soprattutto mi spiace… una educazione realmente empatica richiede un percorso faticoso su di se, l’empatia per prima la dobbiamo provare verso le nostre parti vulnerabili… che vanno quindi viste, conosciute e contattate e non possiamo “usare” i nostri figli per far pace col passato!
Il punto è che la disciplina non è mai stata così in crisi. Eppure, senza disciplina i bambini si sentono persi. Non perché abbiano bisogno di essere controllati, ma perché i limiti danno sicurezza. I bambini non hanno paura delle regole, hanno paura dell’incertezza, dell’imprevedibilità.
Ma attenzione: disciplina non significa rigidità, punizioni e sottomissione, paura, abuso di potere. Disciplina significa guidare. E in questo, il conflitto è un’ottima occasione di crescita. Solo che ci spaventa.
La rabbia: l’emozione che nessuno vuole gestire
Nella nostra società la rabbia è un’emozione che facciamo fatica a tollerare. Sia quella dei bambini che la nostra. Molti genitori la vivono come un fallimento: “Se mio figlio urla, allora ho sbagliato qualcosa”. No. Se tuo figlio urla è perché si sente frustrato. E la frustrazione è normale. Il problema non è la rabbia, ma cosa ci facciamo con quella rabbia.
Molti genitori reagiscono in due modi:
- Reprimono la rabbia del bambino (“Non ti arrabbiare, non è niente”), invalidandola.
- La subiscono, e quindi cedono, pur di non gestirla.
In entrambi i casi, il messaggio che passa è lo stesso: “La rabbia non va bene”. Il problema è che la rabbia non è una scelta: è un’emozione. E se il bambino non impara a viverla, non impara nemmeno a gestirla.
Il nostro compito? Essere il contenitore di quella rabbia. Permettere ai bambini di portarcela, ma senza lasciarci travolgere.
Gli stili di disciplina: come ti comporti quando tuo figlio si arrabbia?
Dagli studi sulla genitorialità emergono cinque stili di disciplina. E nessuno di noi è sempre in uno solo. Ma è utile capire dove ci posizioniamo la maggior parte del tempo.
- Punitivo: Regole rigide, zero flessibilità, la disciplina è una questione di principio. Il genitore punitivo non negozia mai, non accoglie i bisogni del bambino e tende ad avere un atteggiamento distante. Il rischio? Un bambino che obbedisce per paura, ma che non impara ad autoregolarsi, a riconoscere i pripri bisogni ed a chiedere aiuto… se da grande si trovera nei guai credi che verrà da te?
- Impostazione limitata: Ci sono regole chiare, ma anche la capacità di ascoltare. Il genitore con impostazione limitata sa quando è il momento di mantenere il limite e quando può essere derogato per un bisogno reale. Non è né troppo rigido né troppo permissivo. Nonostante il brutto nome è la via migliore: equilibrio tra autorevolezza e calore.
- Anaffettivo/Inconsistente: Questo genitore non è emotivamente assente, ma fatica a gestire gli affetti nella disciplina. Magari è affettuoso, ma le regole sono confuse: a volte ci sono, a volte no, a volte vengono fatte rispettare, a volte vengono ignorate. Il problema? Il bambino non capisce mai veramente cosa aspettarsi.
- Negoziale: Qui le regole sono sempre frutto di una trattativa con il bambino. L’idea è che negoziare le regole lo aiuti a sviluppare autodisciplina. Il problema? Se è tutto negoziabile, il bambino perde la guida dell’adulto e finisce per non sentirsi davvero contenuto. Qui spesso si collocano i genioti che non vogliono essere autoritari, che scelgono stade doverse da quelle “subite” mqa che si dimenticano di essere “gli adulti piu forti e saggi della specie” a cui i figli fanno affidamento per sapesi muovere con sicurezza
- Permissivo/Lasso: Qui le regole non esistono. Il bambino si autoregola, ma senza una vera guida. Questo non significa che i genitori non siano amorevoli, anzi… Ma il rischio è che il bambino si senta troppo libero di decidere, quando in realtà ha bisogno di un adulto che lo guidi.
E qui viene il punto chiave: la disciplina è per i bambini, non per i genitori.
Non è un modo per farci obbedire. È un modo per dare sicurezza.
Quando il conflitto diventa un problema?
Molti genitori pensano che il loro problema sia il conflitto con i figli.
In realtà, il problema è come lo gestiscono.
Se il bambino urla e noi cediamo pur di non sentirlo, gli insegniamo che basta urlare per ottenere ciò che vuole. Se invece ignoriamo sempre la sua rabbia, gli insegniamo che le sue emozioni non contano.
Quindi, come si fa a gestire il conflitto senza perdere la relazione?
- Non avere paura della rabbia. Tuo figlio può arrabbiarsi. Non è un problema. Il tuo lavoro non è evitarla, ma insegnargli a starci dentro.
- Accogliere il sentimento, mantenere il limite. “Capisco che tu sia arrabbiato perché vuoi guardare un altro cartone. Ci sta. Ma ora spegniamo.” Non serve convincerlo. Serve reggere il suo disagio senza farsene travolgere. (rileggi queta frase 10 volte e mandala alla tua memotia a lungo termine!)
- Dare ai bambini il peso che possono sostenere. Decidere tutto non è un regalo, è un peso. I bambini non vogliono scegliere sempre. Vogliono sapere che noi sappiamo cosa è giusto per loro.
- Non fare del comportamento di tuo figlio un giudizio su di te. Se tuo figlio fa i capricci, che sono semplicemente espressioni emotive,non significa che hai sbagliato qualcosa. Significa che è un bambino, sta imparando, e ha bisogno di te per farlo.
La sicurezza emotiva nasce dai limiti
Il grande errore? Pensare che se i nostri figli si arrabbiano con noi, allora abbiamo sbagliato qualcosa. No. Se i nostri figli si arrabbiano con noi vuol dire che stiamo facendo il nostro lavoro.
Perché il vero obiettivo della disciplina non è far obbedire i bambini. È insegnare loro che si può essere amati anche quando non si ottiene tutto subito. Che la frustrazione non è una tragedia, ma un’emozione da imparare a gestire. Che possono sentirsi persi, ma noi saremo lì, saldi, a dire: “Va tutto bene. So che sei arrabbiato. Ma questa regola resta.”
La disciplina è un atto d’amore
A volte pensiamo che per essere genitori “giusti” dobbiamo essere sempre empatici, dolci, accoglienti. E sì, dobbiamo esserlo. Ma dobbiamo anche sapere tenere il punto. Perché è proprio nei limiti che si costruisce la sicurezza.
Perché un bambino che sa che può arrabbiarsi, ma che il genitore resterà lì saldo, è un bambino che si sente davvero al sicuro.
E un giorno, quando sarà grande, saprà fare lo stesso con se stesso. Proprio come ha imparato da noi.
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