Dall’anoressia ascetica all’anoressia estetica: il corpo perfetto come nuova ossessione
L’adolescenza è un periodo turbolento. È il momento in cui si inizia a guardarsi con occhi diversi, in cui il corpo diventa specchio dell’identità e, spesso, campo di battaglia per insicurezze, paure e fragilità. Se un tempo il modello di anoressia più diffuso era quello “ascetico” – fatto di privazione, sacrificio e controllo assoluto della fame – oggi il fenomeno è cambiato.
Le ragazze (e i ragazzi, anche se la proporzione è ancora 10 a 1, ma attenzione con la precocizzazione della pubertà i disturbi alimentaari hanno esordi sempre piu precoci) non vogliono più solo essere magri. Vogliono essere perfetti. Non è più una questione di peso, ma di forma: addominali scolpiti, gambe toniche, pelle perfetta, muscoli definiti. Non più il rifiuto assoluto del cibo, ma la sua gestione maniacale. Non più la rinuncia per annullarsi, ma il controllo per affermarsi.
Questo passaggio dall’anoressia ascetica all’anoressia estetica riflette il mondo in cui viviamo: un’epoca in cui il corpo non è più solo il nostro involucro, ma il nostro biglietto da visita. Un corpo da esibire, da mostrare sui social, da costruire con sacrificio e ossessione.
E con questa trasformazione sono emerse nuove forme di disagio: ortoressia, vigoressia, binge eating, tutti segnali di un malessere più profondo, legato a un senso di inadeguatezza e a una ferita narcisistica che si cerca di coprire con l’illusione del controllo.
L’adolescenza e il corpo: il campo di battaglia dell’identità
L’adolescenza è il periodo in cui si costruisce l’identità. Il corpo cambia, sfugge al controllo, e con esso emergono domande difficili: Chi sono? Come mi vedono gli altri? Sono abbastanza?
Oggi, più che mai, la risposta sembra passare dal corpo. In passato, l’anoressia ascetica rappresentava il tentativo di cancellarsi, di negare il bisogno per dimostrare una forza interiore. Oggi, invece, l’anoressia estetica non vuole nascondere il corpo, ma trasformarlo in un trofeo.
Le ragazze (e i ragazzi) di oggi non vogliono essere scheletrici, vogliono essere scolpiti. Vogliono la tartaruga sugli addominali, non più solo le ossa sporgenti. Vogliono controllare il corpo fino a plasmarlo esattamente come lo immaginano, nella convinzione che la perfezione estetica possa colmare un vuoto più profondo.
Ma cosa c’è sotto questa ossessione? Un senso di inadeguatezza profondo. Una ferita narcisistica che si traduce in un bisogno disperato di dimostrare il proprio valore.
La ferita narcisistica: il mito della perfezione come fuga dal difetto di base
Le ragazze e i ragazzi che sviluppano disturbi alimentari non vogliono solo apparire belli, vogliono sentirsi all’altezza. La loro ossessione per il corpo perfetto è la manifestazione di un problema molto più profondo: la paura di non essere abbastanza.
Fin da piccoli, spesso sono bambini “perfetti”: bravi a scuola, educati, sempre all’altezza delle aspettative. Crescono con l’idea che il loro valore sia legato alla loro performance: nei voti, nello sport, nell’aspetto. Ma dentro di loro cova un’insicurezza costante, un difetto di base, un vuoto che temono di rivelare agli altri.
Il corpo diventa il luogo in cui si combatte questa battaglia. Un corpo perfetto dà l’illusione di essere invulnerabili. La tartaruga sugli addominali diventa un’armatura, il controllo ossessivo del cibo una strategia per non cedere alla fragilità.
Ma la verità è che la perfezione non basta mai. Più si cerca di raggiungerla, più sembra sfuggire. E la spirale del controllo diventa una prigione.
Le nuove forme di disagio: oltre l’anoressia
Oltre alla classica anoressia restrittiva e alla bulimia, oggi vediamo disturbi alimentari con caratteristiche nuove, più in linea con la cultura della performance:
🔹 Ortoressia – L’ossessione per il cibo “sano”. Non si tratta più di mangiare poco, ma di mangiare solo ciò che è considerato “puro”. La dieta diventa un’ossessione e ogni trasgressione è vissuta con senso di colpa.
🔹 Vigoressia – Il bisogno compulsivo di allenarsi e scolpire il corpo. Non basta essere magri, bisogna essere definiti, muscolosi, perfetti. La palestra diventa un’ossessione, il cibo è solo un carburante da gestire con regole ferree.
🔹 Binge Eating Disorder (BED) – Il bisogno di compensare il controllo con abbuffate compulsive. Dopo giorni di rigidità assoluta, arriva la perdita di controllo: abbuffate solitarie, rapide, seguite da vergogna e senso di fallimento.
🔹 Anoressia estetica – La nuova versione dell’anoressia, in cui l’obiettivo non è più solo la magrezza, ma il corpo perfetto. Il peso conta meno della forma, il cibo è calcolato al millimetro, lo sport è esasperato.
L’influenza dei genitori: il ruolo della famiglia
Senza rendercene conto, spesso trasmettiamo ai nostri figli il culto della performance.
Quante volte diciamo frasi come:
🔹 “Devo stare attenta a non ingrassare.”
🔹 “Dopo questo dolce domani solo insalata.”
🔹 “Sei sicuro di volerne ancora?”
E non è solo questione di parole. Se un genitore ha un rapporto ossessivo con il cibo, il figlio lo assorbe. E molte ragazze con disturbi alimentari hanno madri che, a loro volta, vivono il cibo come un campo di battaglia.
Un adolescente che cresce in un ambiente in cui il valore è legato alla performance – nei voti, nello sport, nell’aspetto – impara presto che deve essere perfetto per essere amato.
Cosa può fare un genitore
1. Osservare senza giudicare
Se notate un’ossessione per il corpo, il cibo, lo sport, non minimizzate. Chiedetevi: cosa sta cercando di controllare mio figlio? Quale insicurezza sta cercando di colmare?
2. Evitare il linguaggio della dieta
Eliminate frasi come “Devo stare attento al peso.” Insegnate un rapporto sereno con il cibo, senza colpe o premi.
3. Promuovere la flessibilità
Lo sport deve essere piacere, non ossessione. Il cibo deve essere nutrimento, non ansia.
4. Essere un modello sano
Mostrate un rapporto equilibrato con il corpo. Mangiate senza rigidità, fate attività fisica senza ossessione.
5. Chiedere aiuto
Se la situazione vi preoccupa, parlatene con uno specialista. Meglio intervenire presto che sottovalutare i segnali.
Conclusione: il corpo è un mezzo, non un fine
L’anoressia estetica, la vigoressia, l’ortoressia non sono solo disturbi alimentari. Sono il riflesso di un mondo che dice ai nostri figli che devono essere perfetti per essere accettati.
Aiutiamoli a sentire che non devono dimostrare nulla, iniziamo fin da piccoli…Il loro valore non è nei chili, nei muscoli, nella pelle liscia, nella performance, nella gara, nei voti a scuola… vanno bene così, come sono, ed anche noi.
Impariamo ad apprezzarci, a curarci, ad empatizzare con la nostra fragile umanità, e insegnamo loro che è possibile.
Se hai la sensazione che qualcosa non stia andando in questa direzione non tardare a chiedere aiuto.
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