Nuove e vecchie sostanze: cosa sapere per proteggere i nostri figli

C’è una convinzione diffusa tra i genitori di oggi: “Mio figlio è sempre attaccato al telefono, ma almeno non si droga”.

Errore. Perché il problema non è solo la droga, ma il bisogno di evasione, di anestesia, di compensazione.

Gli adolescenti di oggi vivono in una realtà iperconnessa, iperstimolata e ipercompetitiva., in un mondo che noi adulti abbiamo consegnato a livello di essere invivibile. La pressione è ovunque: scuola, social, aspettative familiari. In risposta, cercano modi per gestire lo stress. E qui arrivano le sostanze, la dipendenza digitale, l’autolesionismo, i comportamenti a rischio.

Oggi non possiamo più permetterci di pensare alla dipendenza come qualcosa di “esterno” ai nostri figli. Dobbiamo capire, informarci, dialogare.

1. Le nuove sostanze: quando la cannabis non è più quella di una volta

Per anni, l’erba è stata la droga “soft”, quella che “non fa male”, quella che “tanto la fumano tutti”. E oggi? Oggi è un’altra storia.

  • Il THC è molto più potente rispetto a 20 anni fa. Gli spinelli di oggi non sono quelli della nostra gioventù: alterano la memoria, riducono la motivazione, distorcono il pensiero, aumentano i livelli di senso di persecuzione e creano dipendenza psicologica.
  • Ci sono gli “edibili”, biscotti, caramelle, cioccolato infuso di THC: facili da nascondere, impossibili da dosare.
  • Le smart drugs, sostanze sintetiche vendute online, legali fino a quando la legge non le mette al bando, spesso con effetti devastanti, si acquistano sul dark web, facilmente cosegnati a casa…
  • Le sigarette elettroniche con THC o nicotina liquida ultra concentrata: perché fumare uno spinello quando puoi avere lo stesso effetto in una boccata?

Questa nuova normalizzazione rende l’uso di sostanze un’abitudine quotidiana per molti ragazzi, già a partire dalla prima media. E i genitori non se ne accorgono.

2. Binge drinking e mix pericolosi: quando bere diventa un’anestesia

L’alcol è il grande sottovalutato. Noi genitori cresciuti negli anni ‘80 e ‘90 ce lo ricordiamo come parte delle feste, della trasgressione occasionale. Oggi è diverso.

  • I ragazzi non bevono per il gusto di bere, bevono per ubriacarsi il più velocemente possibile. Si chiama binge drinking: ingerire grandi quantità di alcol in poco tempo per staccare la mente, per cancellare lo stress.
  • I mix sono pericolosi: la moda della codeina (sciroppo per la tosse con oppioidi, mischiato con Sprite e caramelle) crea uno stato di dissociazione e sedazione. Facilmente reperibile online, impossibile da rilevare nei test antidroga standard.
  • Alcol e farmaci: la combinazione di alcol e benzodiazepine è sempre più diffusa. L’obiettivo? Anestetizzarsi.

Il problema non è solo che bevono, ma perché lo fanno.

3. Autolesionismo e rischio suicidario: il dolore che si sposta sul corpo

Un ragazzo che si taglia, si brucia, si graffia non vuole morire. Vuole sopravvivere.

L’autolesionismo è una strategia di coping:

  • Il dolore fisico è concreto, si può controllare, gestire.
  • Il dolore emotivo è astratto, ingestibile, non passa mai.
  • Tagliarsi rilascia endorfine, un sollievo immediato dal malessere interiore.

Il problema? Diventa una dipendenza. Una ragazza su quattro tra i 15 e i 19 anni ha praticato almeno una volta autolesionismo. E il confine con il rischio suicidario è sottile: il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani tra i 10 e i 24 anni.

[ la prima sono gli incidenti stradali, ma questa classifica è sfalsata perche spesso alcuni suicidi sono mascherati da incidenti stradali..con l’utimo tentativo di non arrecare troppo dolore (vergogna) in mamma e papà… loro hanno a mente sempre, anche se non ci sembrerebbe noi…e noi riusciamo a pensarli nello stesso modo? Cioè li mentalizziamo? Pensiamo all’effetto delle nostre parole e delle nostre azioni sulla loro psiche?]

4. Pressione sociale e iper-performance: quando essere “abbastanza” non basta mai

Oggi non basta più essere bravi a scuola. Bisogna essere belli, popolari, performanti, creativi, vincenti.

I social hanno cambiato le regole del gioco:

  • Un tempo, ci si confrontava con la classe, la compagnia del quartiere, gli amici della palestra.
  • Oggi, ci si confronta con milioni di coetanei nel mondo, tutti filtrati, tutti perfetti, tutti migliori.
  • Ogni azione ha uno spettatore, ogni errore è pubblico, ogni momento è un contenuto.

Questo genera:

Diete estreme e disturbi alimentari, con modelli di perfezione irraggiungibili.
Uso di farmaci per migliorare le performance scolastiche o sportive.
Sessualità vissuta più come obbligo che come desiderio, perché il confronto è costante, la pressione è enorme.

Ma non sono solo “i social” il male del mondo…pensiamo a quanto noi adulti spingiamo nella direzione della performance…la scuola migliore, i corsi migliori, l’ossessione del voto, i genitori che pubblicano le pagelle SUI LORO profili… come possono permettersi questi ragazzi di dire o anche solo di pensare…non ce la faccio, ho bisogno di aiuto, vorrei fermarmi, è troppo…

Attenzione a non buttare tutto sui social, per i ragazzi sono importanti, è un dato, ma chi veramente ancora non vogliono deludere o temono di poter far soffrire siamo noi, i loro genitori..

E i genitori quindi?
Molti vedono solo la superficie: il figlio che studia tanto, che vuole essere il migliore, che si impegna. Ma dietro l’eccellenza forzata si nasconde spesso un’ansia terribile, un vuoto, una aura dicadere, di fallire e di non meritarsi piu l’amore, o peggio di far male a quella mamma ed a quel papà che ti hanno sempre messo al centro, ti hanno sempre fatto sentire speciale e tu temi piu della morte l’incontro con la delusione nei loro occhi a mostrarti “normale”….

5. Salute mentale: il vero problema dell’adolescenza di oggi

Per anni ci siamo preoccupati delle malattie infettive, delle droghe, dei pericoli della strada. Oggi il nemico numero uno è il disagio mentale.

  • 13% dei giovani tra 10 e 19 anni soffre di un disturbo mentale.
  • 8% soffre di ansia cronica, 4% di depressione clinica.
  • I maschi muoiono più spesso per suicidio, le femmine fanno più tentativi.

Eppure, ancora oggi, la salute mentale viene trattata come un problema secondario.

I ragazzi non chiedono aiuto, perché hanno paura di essere giudicati. I genitori non lo vedono, perché si aspettano segni evidenti, crisi isteriche, richieste di aiuto dirette. Ma il disagio spesso è silenzioso.

Cosa possiamo fare?

💡 Ascoltare senza giudicare – Se tuo figlio ti dice che ha provato la cannabis,lo so è difficilissimi ma non partire con il sermone. Chiedigli: “Perché l’hai fatto? Cosa hai provato? Ti è piaciuto?” Aiutarlo a comunicare sapendo che può condividere le sue emozioni spiacevoli è più utile che condannarlo.

💡 Imparare a riconoscere i segnali – Un cambiamento improvviso di umore, un calo nel rendimento scolastico, il ritiro sociale,saltare i pasti, o mangiare in camera, l’uso eccessivo di maniche lunghe anche d’estate: sono tutti segnali di un disagio.

💡 Creare un dialogo aperto – Se tuo figlio pensa che tu non capisca il suo mondo, non ti parlerà mai. Mostrati curioso, informati, chiedi spiegazioni senza pregiudizi, in questi giorni non cavalcare anche tu l’onda di lantrap è satana..se l’ascolta chiedigli cosa gli piace, cosa prova a cantarla, in che messaggio si identifica…

💡 Non aver paura di chiedere aiuto – Se hai il dubbio che tuo figlio o figlia stia vivendo un disagio serio, parlane al piu presto con un professionista. Non aspettare il momento giusto, perché quel momento potrebbe non arrivare mai, inizia a chiedere un consulto TU!

L’adolescenza non è un nemico da combattere. È un viaggio da accompagnare. Non possiamo risparmiarli dal dolore, ma possiamo essere lì quando serve.

NON DOBBIAMO RIMUOVERE IL DOLORE, questo aiuta solo a negarne l’esistenza…dobbiamo regolarlo…in questo hanno ancora tremendamente bisogno di noi!

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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