“Hai fatto un quarantotto.”
In italiano lo diciamo quando succede il caos. Quando i programmi saltano, le certezze si sgretolano e la vita decide di cambiare le regole del gioco senza chiedere il permesso.
Oggi compio quarantotto anni.
Ripensando agli ultimi dodici mesi, non riesco a immaginare un’espressione più adatta.
È stato davvero un quarantotto.
Se dovessi raccontare quest’anno, sarebbe facile scrivere un articolo sul dolore.
Potrei raccontare di quella mattina in cui, attraversando sulle strisce pedonali per andare da mia madre ricoverata in ospedale, un’auto non si è fermata.
Cinque punti in testa.
Una clavicola dolorante.
Un dito lussato.
L’ambulanza.
La paura.
La consapevolezza, improvvisa e violentissima, che la vita può cambiare direzione nel tempo di un respiro.
Potrei raccontare di mia madre.
Dell’ingresso in hospice a dicembre.
Dell’incredibile ritorno a casa a febbraio, quando sembrava che il tempo ci avesse fatto un regalo inatteso.
Delle badanti.
Delle telefonate.
Delle decisioni difficili.
Della fatica di accompagnare una donna che continua, giustamente, a voler decidere della propria vita.
E oggi, mentre scrivo, mia madre è di nuovo in hospice.
Forse ne uscirà ancora, come è già successo.
.
Ho imparato che la vita ama sorprenderci, molto più di quanto ami lasciarsi programmare.
Potrei raccontare della fase della vita della donna chiamata menopausa.
Di un corpo che cambia mentre dentro continui a sentirti la stessa.
Del caldo che diventa insopportabile.
Del sonno che manca.
Del tempo che lascia segni nuovi sul viso e sul corpo, mentre dentro continui ad avere la stessa voglia di vivere.
Eppure, insieme a tutto questo, ho scoperto che c’è qualcosa che resta sorprendentemente intatto.
La capacità di emozionarmi.
Di lasciarmi toccare dalle persone.
Di accorgermi che, nonostante tutto, la vita ha ancora spazio per sorprendermi.
A volte basta anche solo per un momento uno sguardo diverso su di sé, riflesso negli occhi di qualcun altro, per ricordarsi che si desidera ancora vivere a colori
Alcune storie non entrano nella nostra vita per cambiarne il destino o semplicemente per ricordarci di scegliere la vita anziche l’attesa
Fra pochi giorni mia figlia maggiore compirà diciott’anni.
Io accompagnerò lei verso l’inizio della sua vita adulta, mentre continuo ad accompagnare mia madre in un tratto della sua in cui il tempo assume un valore completamente diverso.
Tre donne.
Tre età.
Tre modi diversi di abitare la vita.
E io, nel mezzo.
Potrei raccontare tutto questo.
Ma non sarebbe il vero pezzo che voglio condividere .
Perché la verità è che quest’anno non mi ha insegnato che la vita è fragile.
Questo lo sapevo già, in quanto donna e per il mestiere che faccio.
Ma tutto questi, anche se faticoso alla fine è il mio privilegio, esserci
Per tanti anni mi sono comportata come se la mia esistenza fosse una risorsa da spendere per salvare quella degli altri.
Come se prendermi cura significasse, inevitabilmente, consumarmi.
Come se ci fosse sempre qualcuno che aveva più bisogno di me di quanto io avessi bisogno di me stessa.
L’ho chiamato amore.
L’ho chiamato responsabilità.
L’ho chiamato dovere.
E dentro c’era certamente tutto questo.
Ma c’era anche una parte di me che aveva dimenticato di meritare le stesse cure che offriva agli altri.
L’incidente mi ha fatto paura.
Non solo perché potevo morire.
Ma perché, per la prima volta, mi sono chiesta quante cose della mia vita stessi rimandando.
Quanti abbracci.
Quante telefonate.
Quanti “ti voglio bene” lasciati a metà.
Quanti luoghi ancora da esplorare fuori e dentro me.
Quante volte ho detto a me stessa: “Quando questa tempesta sarà passata…”
ma la vita non aspetta che finisca la tempesta.
La vita continua anche mentre piove.
e riempie di vuoti spazi che un giorno ha riempito
la vita è nei corridoi degli ospedali.
Nelle sale d’attesa.
Nei messaggi senza risposta
Nelle chiamate che non fai
Continua nei compleanni.
Nei diciott’anni dei figli.
Nei corpi che cambiano.
Negli incontri che ti segnano.
Nei giorni belli e in quelli che avremmo voluto cancellare.
E per me la vita è anche il privilegio di entrare ed accompagnare le vite di altri, le ansie a scuola, i lutti, le paure degli esami, i figli che non arrivano, quelli che non capiamo, quelli che non capiscono noi, quello che arrivano quando non li aspettavi, le coppie che non vogliono scoppiare e tengono il fiato, le diagnosi difficili, la paura di fallire, di invecchiare, di cambiare lavoro, di essere felici di nuovo.
Questo non è stato l’anno in cui ho perso l’illusione di poter controllare tutto.
Quell’illusione, prima o poi, la vita la porta via a tutti.
È stato l’anno in cui ho iniziato a sentire che anch’io ho diritto a essere una persona da proteggere.
Non perché prendermi cura degli altri conti meno.
Ma perché una cura che consuma completamente chi la offre, alla lunga, smette di essere cura.
Non posso salvare nessuno. anche i miei pazienti alla fine si salvano da sol
Io posso voler bene
Posso accompagnare.
Posso esserci.
Ma non posso vivere al posto di alrri.
Così come non posso vivere al posto di mia figlia o di madre
E forse è arrivato il momento di smettere di rimandare anche la mia vita.
Perché fare programmi è bellissimo.
Continuerò a farne.
Ma ho imparato che il momento giusto non arriva quasi mai.
Siamo noi a rendere giusto il momento che stiamo vivendo.
Per questo, oggi, il regalo che voglio farmi è semplice.
Voglio avere il coraggio di iniziare quel progetto senza aspettare che tutto sia perfetto.
Di fare quella telefonata.
Di chiedere un abbraccio quando ne avrò bisogno.
Di dire “ti voglio bene” quendo mi va .
Di smettere di fingere che vada tutto bene quando non è così.
Di scegliere anche me, senza sentirmi in colpa.
Oggi compio quarantotto anni.
E forse il regalo più grande che mi ha fatto questo anno non è stato insegnarmi a essere più forte.
È stato ricordarmi che posso essere fragile.
Che posso lasciarmi aiutare.
Che posso fermarmi.
Che posso scegliere.
E che Barbara merita le stesse cure, la stessa pazienza e la stessa tenerezza che ogni giorno prova a offrire alle persone che incontra.
Questa, tra tutte, è la rivoluzione più grande.
Non ha fatto rumore.
Ma credo che cambierà il resto della mia vita.
Perché la vita non mi ha promesso un domani.
Mi ha regalato un oggi.
E io voglio onorare la vita con la vita.
Non aspettando il momento giusto.
Ma scegliendo, ogni giorno, di rendere giusti momenti .

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