E’ scarsa autostima?

Non è vero che non ci stimiamo abbastanza

La parola autostima ci trae spesso in inganno.

Sembra indicare la capacità di apprezzarsi, di riconoscere i propri talenti, di vedersi in modo positivo.

In realtà, molto spesso le persone che soffrono non hanno difficoltà a vedere i propri limiti. Anzi. Li vedono benissimo.

Il problema è che hanno costruito il proprio valore su criteri estremamente fragili e sempre esterni a loro.


Un successo.
Un corpo.
Una relazione.
L’approvazione degli altri.

L’essere scelti.
La capacità di non sbagliare.

Finché questi criteri tengono, ci sentiamo relativamente al sicuro.

Quando vacillano, vacilliamo anche noi.

Due modi diversi di sentirsi di valore

Possiamo distinguere due grandi forme di valore personale.

La prima è il valore criteriale.

È il valore che deriva dal confronto.

Valgo perché sono bravo.
Valgo perché sono bello.
Valgo perché guadagno abbastanza.
Valgo perché gli altri mi scelgono.
Valgo perché ottengo risultati.

Questo tipo di valore non è sbagliato.

Ne abbiamo tutti bisogno.

Il problema è che ha una caratteristica inevitabile: è destinato a cambiare.

La bellezza cambia.
Le prestazioni cambiano.
Il corpo cambia.
Le relazioni finiscono.
I successi passano.

Se il nostro valore dipende esclusivamente da questi criteri, la vita diventa una continua verifica.

L’altra forma è il valore ontologico.

È il valore che deriva semplicemente dall’esistere.

Non da ciò che fai.
Non da ciò che possiedi.
Non da quanto piaci.

Ma dal fatto che sei tu.

Un essere umano unico, irripetibile, portatore di una storia, di una sensibilità, di una presenza che non può essere sostituita da nessun altro.

Non è una forma di narcisismo.

È il terreno sotto i piedi.

Quello che rimane quando togliamo tutto il resto, sei solo, in montagna, ti “spogli di tutto”…chi sei? Cosa rimane di te?

La tua capacità di essere, di ascoltare, di amare, di apprezzare un tramonto in solitudine, di volerti bene.

Dove impariamo il nostro valore?

ehh lo so ..ci risiamo…anche qui entra in gioco l’attaccamento.

Nessun bambino nasce sapendo di avere valore.

Lo scopre attraverso gli occhi di qualcuno.

Attraverso una madre, un padre o una figura di riferimento che lo guarda e gli comunica:

“Tu esisti per me.”

“Mi accorgo di te.”

“Le tue emozioni hanno un significato.”

“Quando soffri, io arrivo.”

“Quando esplori il mondo, io resto qui.”

È da queste migliaia di micro-esperienze che nasce il senso di essere degni di cura, attenzione, protezione e amore.

Non perfetti.

Degni.

Quando questo processo procede abbastanza bene, il bambino interiorizza una convinzione profonda:

Posso sbagliare senza perdere il mio valore.

Quando invece qualcosa si incrina, il messaggio può trasformarsi.

“Valgo solo se non disturbo.”

“Valgo solo se sono bravo.”

“Valgo solo se mi sacrifico.”

“Valgo solo se mi rendo indispensabile.”

Valgo solo se qualcuno mi sceglie.”

E qui nasce gran parte della sofferenza.

Perché ci incaponiamo in certe relazioni?

Molte persone credono di essere rimaste in una relazione non più nutriente perché erano troppo innamorate.

mmmmm… non è così semplice.

Molto spesso rimangono perché in quella relazione si è attivata una ferita molto più antica.

La relazione non riguarda più soltanto il partner.

Riguarda una domanda molto più profonda.

Valgo abbastanza da essere scelto?”

Valgo abbastanza da essere amato?”

Valgo abbastanza da essere importante?”

La tragedia è che proprio le relazioni che riattivano queste ferite diventano quelle da cui è più difficile allontanarsi.

Perché non stiamo cercando solo amore.

Stiamo cercando una prova.

La prova definitiva che il bambino che siamo stati aveva valore.

Quando il partner diventa il caregiver

Dal punto di vista del sistema nervoso accade qualcosa di molto interessante.

Nelle relazioni intime non si attiva soltanto il sistema dell’amore romantico.

Si riattiva anche il sistema di attaccamento.

È per questo che una chiusura puo portare ad un dolore difficile da lasciare andare.

È per questo che una distanza emotiva può generare panico.

È per questo che alcune persone inseguono e altre scappano.

In quei momenti il cervello non sta reagendo solo al presente.

Sta reagendo anche al passato.

Il partner diventa inconsapevolmente il luogo in cui tentiamo di risolvere antichi conti rimasti aperti.

Non stiamo discutendo soltanto con lui.

Stiamo discutendo con tutte le volte in cui ci siamo sentiti non visti.

Non stiamo cercando soltanto il suo amore.

Stiamo cercando il riconoscimento che non abbiamo ricevuto abbastanza.

Il paradosso

Ed è qui che nasce il grande paradosso.

Più cerchiamo negli altri la conferma del nostro valore, più il nostro valore dipende dagli altri.

Più il nostro valore dipende dagli altri, più diventiamo vulnerabili.

Più diventiamo vulnerabili, più ci aggrappiamo alle relazioni.

E più ci aggrappiamo alle relazioni, meno siamo liberi di viverle davvero.

L’amore smette di essere incontro.

Diventa sopravvivenza.

Il lavoro terapeutico

Per questo motivo il lavoro terapeutico raramente consiste nel convincere qualcuno che è bravo, bello o speciale.

Quello sarebbe solo un altro criterio esterno.

Il lavoro terapeutico è diverso.

È aiutare la persona a riconoscere qualcosa che esiste già.

Le proprie risorse.
La propria sensibilità.
La propria capacità di amare.
La propria resilienza.
La propria unicità.

Non attribuire valore.

Riconoscerlo.

Un po’ alla volta la persona smette di chiedersi:

“Quanto valgo?”

E inizia a domandarsi:

Chi sono?

È una domanda meno spettacolare.

Ma è infinitamente più libera.

Perché quando il valore smette di dipendere da ciò che otteniamo, dalle persone che ci scelgono o dai risultati che raggiungiamo, accade qualcosa di sorprendente.

Possiamo finalmente amare senza dover continuamente dimostrare di meritarlo.

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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