8 marzo, Giornata internazionale della donna.

È una data che spesso viene riempita di mimose e frasi luminose. Io vorrei usarla per una cosa meno Instagrammabile ma più utile: rimettere a fuoco la realtà della violenza maschile sulle donne, dentro la coppia e fuori. Non per spaventare. Per vedere. Perché ciò che non si vede non si può fermare. Nel 2025, secondo il report del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno, in Italia sono stati registrati 286 omicidi: le vittime donne sono state 97. Di queste, 85 sono state uccise in ambito familiare/affettivo e 62 da partner o ex partner. Rispetto al 2024, le vittime donne risultano in calo (da 118 a 97), ma la sostanza resta brutalmente stabile: il luogo più pericoloso per molte donne continua a essere la relazione intima. 

E infatti i dati Istat sul 2024, quando si osservano gli omicidi con vittima donna, mostrano una fotografia coerente: la quota più rilevante avviene nella sfera affettiva e familiare; in quell’anno l’Istat stima 106 “femminicidi presunti” su 116 omicidi con vittima donna, e 62 donne uccise dal partner o ex partner. 

Ora, però, se parliamo solo di femminicidio rischiamo un errore: arriviamo sempre alla fine del film. La violenza, quasi mai, inizia con la fine.

La violenza nella coppia spesso parte in silenzio, e non sempre ha immediatamente la forma dei lividi. Molte volte è psicologica: svalutazioni, umiliazioni, isolamento, controllo economico e digitale, gelosia “travestita da amore”, ricatti. Nel 2025, nelle stime preliminari dell’indagine Istat sulla violenza contro le donne, tra le donne che hanno un partner o lo hanno avuto, il 12,6% riferisce violenza fisica o sessuale nell’ambito della coppia. E, cosa che merita di essere detta senza abbassare gli occhi, dai partner si subisce anche violenza psicologica (17,9%) e violenza economica (6,6%). 

Questi numeri non descrivono “casi limite”. Descrivono un fenomeno culturale, diffuso, che si nutre proprio di ciò che rende difficile riconoscerlo: la normalizzazione.

Il ciclo della violenza, spiegato in modo che si capisca davvero

Il “ciclo della violenza” è un copione ricorrente. Non è una legge matematica, ma è una dinamica così frequente da essere diventata un modello di comprensione. Inizia spesso con una fase di tensione crescente: l’aria cambia, si cammina sulle uova. La donna si adatta, anticipa, controlla le parole, riduce conflitti, rinuncia a pezzi di vita per “tenere la pace”. Lui può essere irritabile, sospettoso, iper-critico. Non sempre urla: a volte basta uno sguardo, una frase, il peso della paura.

Poi arriva l’esplosione. Può essere un’aggressione fisica. Ma può essere anche un’esplosione psicologica: insulti, umiliazioni, oggetti sbattuti, minacce, controllo che diventa punizione (ti tolgo i soldi, ti rovino, ti porto via i bambini). E qui succede una cosa importante: il corpo entra in modalità sopravvivenza. Non si ragiona “bene” quando si ha paura: si cerca di salvarsi. Questo è uno dei motivi per cui fuori è facile giudicare e dentro è difficilissimo muoversi.

Dopo, spesso, arriva la fase che confonde tutti: la cosiddetta “luna di miele”. Scuse, lacrime, promesse, regali, un ritorno improvviso del partner “di prima”. È qui che molte donne pensano: forse ho esagerato, forse cambierà, forse se mi impegno di più… È una trappola emotiva potente. E col tempo, quasi sempre, quella fase si accorcia: la tensione torna, e il giro ricomincia.

Non è debolezza restare. È una prigione costruita con paura, isolamento, dipendenza economica, senso di colpa, speranza e, spesso, vergogna. La vergogna è la colla preferita della violenza: ti fa tacere, ti fa credere che la colpa sia tua, ti fa proteggere chi ti ferisce.

Violenza assistita: quando i bambini “non vedono” ma sentono tutto

Quando in casa c’è violenza, i bambini non sono spettatori. Sono coinvolti. In Italia si parla di “violenza assistita” quando un minore fa esperienza di qualsiasi forma di maltrattamento agito su figure di riferimento o persone affettivamente significative: violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica.

E gli effetti non sono “capricci”. La letteratura scientifica descrive un aumento del rischio di problemi emotivi e comportamentali, difficoltà scolastiche, sintomi ansiosi e post-traumatici nei bambini e negli adolescenti esposti alla violenza di coppia. 

Nella pratica, “violenza assistita” significa spesso questo: bambini che diventano sentinelle degli umori (“oggi papà com’è?”), che si iper-responsabilizzano, che imparano a spegnersi, che faticano a dormire, che somatizzano, che scoppiano a scuola, che si aggrappano o evitano. La cosa più ingiusta è che molti di loro diventano bravissimi a non disturbare. E gli adulti intorno pensano: “sono maturi”. No. Stanno sopravvivendo.

Teen dating violence: la violenza non aspetta l’età adulta

C’è un’altra illusione che dobbiamo smontare, oggi 8 marzo: “queste cose riguardano gli adulti”. La violenza può comparire anche nelle prime relazioni adolescenziali: controllo, gelosia, pressione sessuale, ricatti, umiliazioni, abuso online. È ciò che viene chiamato teen dating violence.

Save the Children ha recentemente pubblicato materiali e indagini sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti, richiamando anche dati Istat su esperienze di violenza nelle fasce più giovani e sottolineando il ruolo della normalizzazione di comportamenti controllanti, forme di violenza psicologica, verbale e sessuale nelle prime esperienze affettive, con conseguenze sulla fiducia in sé e sulle relazioni future. 

Qui il punto è delicato: spesso gli adolescenti non chiamano “violenza” ciò che li ferisce. Lo chiamano amore, gelosia, intensità, “ci tiene”. E se noi adulti restiamo zitti, quel copione diventa normalità.

Perché è difficile riconoscere e chiedere aiuto

Perché la violenza raramente arriva con un cartello. Arriva con piccole concessioni, poi con isolamento, poi con paura. E perché chieder aiuto non è solo “fare una telefonata”: è ammettere a se stesse che ciò che si sperava non è ciò che è. È un lutto. È paura di non essere credute. È paura di perdere tutto: casa, stabilità economica, reputazione, perfino i figli (sì, molte donne ci pensano). È anche il timore che l’altro diventi più pericoloso proprio nel momento in cui lei prova ad andarsene.

Per questo l’aiuto deve essere competente e protettivo. E deve rispettare i tempi, senza colpevolizzare.

Numeri e risorse utili in Italia

Se c’è pericolo immediato: 112 (Numero Unico di Emergenza). 

Per ascolto, orientamento e aiuto (anche in chat): 1522 – Numero antiviolenza e stalking, attivo 24/7, gratuito e anonimo. 

Se è coinvolto un minore in una situazione di pericolo o emergenza: 114 – Emergenza infanzia. 

E la terapia?

La terapia non sostituisce i servizi di emergenza, né un Centro Antiviolenza, né le misure di protezione quando servono. Ma spesso è uno dei primi luoghi in cui una donna può fare una cosa fondamentale: dire la verità ad alta voce, senza essere giudicata. Mettere ordine nel caos, riconoscere i segnali, capire di cosa ha bisogno per essere al sicuro, lavorare su vergogna e colpa, proteggere i figli, ricostruire confini. Per molte, la terapia è il primo “atto di realtà” che rompe l’incantesimo della minimizzazione.

L’8 marzo non è una festa ma un giorno di riflessione che deve portare a pensare gesti di protezione. Se questa pagina arriva a una donna che sta dubitando di sé, o a un’amica che non sa come aiutare, o a un genitore che vuole capire cosa sta vivendo sua figlia adolescente: teniamoci stretti i fatti, ma anche la parte umana. La violenza isola. La cura, invece, fa rete.

Dott.ssa Barbara Durand — http://www.basisicure.com

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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