Affrontare il Caos dell’Adolescenza con il Circle of Security Parenting

L’adolescenza non è un incidente di percorso

(però a volte sembra un frontale)

C’è un giorno in cui tuo figlio, quello che fino a ieri ti chiedeva il bacino prima di dormire, si chiude in camera, ti parla a monosillabi e ti guarda come se fossi l’addetta all’INPS venuta a rovinargli la vita.

Da lì in poi cerchi di capire dove hai sbagliato. Lui cambia umore tre volte prima di pranzo, tu passi dal “sono preoccupata” al “lo butto giù dal letto con il materasso” nell’arco di dieci minuti.

Benvenuti nell’adolescenza: quella fase in cui i ragazzi hanno un cervello in ristrutturazione e i genitori un sistema nervoso in cortocircuito.

In mezzo a questo caos, il Circle of Security Parenting (COS-P) è uno di quegli strumenti che non ti promette miracoli, ma ti restituisce una cosa preziosa: una mappa delle relazioni quando tutto sembra sconnesso.

Non è che non ti vogliono: stanno provando ad andarsene restando

Uno dei grandi equivoci dell’adolescenza è: “Non ha più bisogno di me”.

Spoiler: non è vero.

Ha bisogno di te in un altro modo, più scomodo per te e meno rassicurante per lui. Ti sfida, ti provoca, ti manda via… ma solo per verificare se resti.

Il COS-P ci aiuta a guardare tutto questo non come un capriccio eterno, ma come movimento di attaccamento: vado nel mondo, poi torno. Mi allontano, poi verifico se la base c’è ancora.

La teoria è semplice, la pratica un po’ meno: tu vedi un figlio che sbatte la porta, urla “lasciami in pace” e sta tre ore chiuso con il telefono. Il COS-P ti invita a chiederti: sta cercando spazio per esplorare o sta cercando, storto, un porto sicuro dove poter crollare?

Non diventi un genitore zen che capisce tutto e non perde mai la pazienza. Diventi un genitore che, almeno alcune volte, prima di reagire si chiede: “Che bisogno c’è sotto questo casino?”.

Il sistema nervoso degli adolescenti: turbo attivo, zero libretto di istruzioni

Con gli adolescenti la teoria polivagale non è filosofia, è sopravvivenza di famiglia.

Un attimo fa stavano ridendo su TikTok, quello dopo urla, pianti, ansia, ritiro. Il loro sistema nervoso è velocissimo a passare dal “sono curioso e connesso” al “lotta/fuga” o “mi spengo e non esisto”.

Il COS-P applicato all’adolescenza ti aiuta a:

  • riconoscere quando tuo figlio è in modalità esplorazione e puoi lasciargli più spazio,
  • e quando invece è in modalità “sto affogando ma ti insulto mentre chiedo aiuto”.

Tradotto: non sempre puoi “aggiustare” il problema, ma puoi diventare quella presenza che regola. Tu ti regoli, e questo piano piano li aiuta a regolarsi. È meno spettacolare di mille discorsi motivazionali, ma molto più efficace.

Dal controllo GPS alla presenza reale

Lo so: la tentazione, oggi, è controllare. Localizzazione, orari, chat, notifiche.

Oppure, al contrario, arrendersi: “tanto se non vuole parlare, non c’è niente da fare”.

Nel percorso COS-P succede un piccolo spostamento: dal controllo ansioso alla responsabilità relazionale.

Non si tratta di diventare amici-compagni di classe dei propri figli né di fare i sergenti. Si tratta di imparare a essere quella base sicura che tiene il confine e, insieme, rimane emotivamente raggiungibile.

Significa riuscire a dire, per esempio: “No, a quell’orario non si esce, lo so che ti fa arrabbiare e ci sto con la tua rabbia”, invece di: “Perché sei così? Sei ingrato, alla tua età io…”.

Stessi limiti, impatto completamente diverso sul legame.

La stanza come rifugio, il telefono come zattera

Molti genitori raccontano la stessa scena:

stanza chiusa, serranda giù, cuffie, serie tv, telefono. Il resto del mondo fuori.

Dal punto di vista del COS-P, non partiamo dall’idea che “è tutto sbagliato”. Ci chiediamo: quella stanza è un rifugio dopo una giornata faticosa o sta diventando l’unico posto in cui tuo figlio sente di poter sopravvivere?

Se è un rifugio, forse va bene così, basta che la base sicura non sia solo quella porta chiusa. Se sta diventando un bunker, allora serve che qualcuno dall’esterno tenga il filo del contatto. Non bussando ogni cinque minuti con “allora? studi?”, ma costruendo momenti in cui il ragazzo può tornare a casa emotivamente: condivisioni vere, non solo interrogatori.

Nel COS-P lavoriamo proprio su questo: non togliere la stanza, ma fare in modo che ci sia anche un “fuori” che valga la pena abitare.

Cosa facciamo in un percorso COS-P per genitori di adolescenti

Nella pratica, un percorso COS-P dedicato ai genitori di adolescenti è un luogo in cui:

  • guardiamo insieme video ed esempi che mostrano il cerchio anche con i ragazzi grandi, non solo con i bambini;
  • traduciamo nella tua vita concreta le famose “mani” del genitore: cosa significa oggi, con questo figlio qui, essere base sicura e porto sicuro;
  • esploriamo come la tua storia personale (la tua adolescenza, i tuoi genitori, le tue ferite) entri in gioco quando tuo figlio urla, ti ignora, si chiude o si mette in situazioni a rischio;
  • alleniamo domande e modi di stare in relazione che aiutino tuo figlio a pensare a ciò che prova, invece di scapparne o affogarcisi dentro.

Non è un tribunale del “bravo genitore”: è uno spazio in cui puoi portare anche la parte di te che si sente inadeguata, stanca, arrabbiata, spaventata. Quella parte che normalmente nascondi perché “una madre non dovrebbe…”.

Perché proprio ora

In un mondo in cui i ragazzi spesso cercano sicurezza più nello schermo che negli adulti, la relazione con i genitori non è un dettaglio, è il fattore protettivo principale.

Non possiamo controllare tutto il resto – social, gruppo, scuola, mondo – ma possiamo lavorare su come li incontriamo quando tornano a casa, fisicamente o solo con uno sguardo storto dalla porta.

Il COS-P non ti restituirà il bambino di prima.

Ti aiuterà però a trovare un modo nuovo di stare accanto al ragazzo di adesso, con tutte le sue contraddizioni.

E, cosa non da poco, a non perderti per strada.

Se senti che con tuo figlio adolescente siete entrati in un labirinto fatto di silenzi, porte chiuse e discussioni infinite, un percorso COS-P può diventare quello spazio in cui riprendere fiato, rimettere insieme i pezzi e ritrovare il coraggio di essere, ancora una volta, la sua base sicura.

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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