L’inganno della genitorialità perfetta

2–3 minuti

Dal mito della genitorialità perfetta alla libertà di essere “sufficientemente buoni”

Se c’è un filo rosso che lega le famiglie contemporanee è l’iper-investimento sui figli. Non si fanno più bambini per dovere sociale o imperativo biologico, ma per scelta, e proprio per questo ogni figlio diventa un “progetto di vita” a cui dedicare aspettative, sogni, tempo e risorse. È qui che nasce il mito della genitorialità perfetta: quell’idea che il figlio debba riuscire a tutti i costi, perché il suo successo conferma la “bontà” della scelta di metterlo al mondo .

Questa pressione — spesso invisibile — ricade soprattutto sulle madri. Donne che lavorano, studiano, corrono tra mille ruoli, e che pure si sentono giudicate in modo impietoso: dalla scuola, dal pediatra, dai parenti… e soprattutto dai social. In quell’universo scintillante fatto di reel e consigli non richiesti, ogni gesto quotidiano diventa terreno di confronto: allattare o no, svezzamento tradizionale o autosvezzamento, giochi montessoriani o tavole di legno grezze. Tutti esperti, nessuno responsabile.

Il risultato? Ansia genitoriale diffusa. Il genitore si ritrova stretto tra la paura di sbagliare e la convinzione che, seguendo l’ennesimo decalogo trovato online, potrà crescere un figlio felice, sereno e di successo. Peccato che la realtà funzioni diversamente.

Intensive parenting: quando il troppo stroppia

Il termine intensive parenting descrive bene questo fenomeno: genitori iper-dedicati, iper-preparati, iper-coinvolti, sempre presenti e sempre all’altezza di standard impossibili. Nelle intenzioni c’è amore, certo. Ma nella pratica spesso ci sono burnout, sensi di colpa e adolescenti fragili, cresciuti con il peso di dover incarnare l’investimento dei genitori .

Non è un caso che proprio in famiglie così, definite “affettive”, i ragazzi mostrino livelli crescenti di ansia e fatica. Non perché siano viziati, ma perché è difficile crescere sereni quando si percepisce di essere il metro di misura della realizzazione familiare.

Strumenti, non ricette

E allora, cosa fare? Qui sta la differenza tra i consigli “usa e getta” dei social e gli strumenti validati che utilizziamo come professionisti.

Percorsi come il Circle of Security Parenting non offrono ricette né manuali di istruzioni: non dicono “se tuo figlio piange fai così, se urla fai cosà”. Offrono invece mappe per orientarsi nella relazione, aiutano i genitori a leggere i bisogni del bambino e, allo stesso tempo, a riconoscere le proprie fragilità “storiche” — quei nodi che inevitabilmente riaffiorano quando diventiamo genitori.

È un lavoro che restituisce libertà: libertà di essere genitori reali, imperfetti ma presenti, capaci di sostare nelle difficoltà senza dover inseguire l’ennesimo consiglio lampo.

Una genitorialità “sufficientemente buona”

Donald Winnicott lo diceva già decenni fa: ai bambini non servono genitori perfetti, ma “sufficientemente buoni”. Umani, fallibili, disposti a imparare. È questo che costruisce sicurezza, non l’ossessione per l’errore zero.

Forse allora la vera rivoluzione non è crescere figli perfetti, ma lasciare andare l’idea di esserlo noi come genitori. E imparare ad affidarci non alle voci più rumorose del web, ma a percorsi che ci rendano più consapevoli, più liberi, più capaci di stare — insieme ai nostri figli — nel mare a volte agitato delle emozioni.

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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