Accadrà fra poco, dopo metà agosto succede sempre.
Lo sguardo corre verso settembre come se fosse la pagina bianca di un quaderno nuovo, ancora senza scarabocchi.
E nella testa parte, in sordina, la lista:
Da settembre farò la dieta, lezioni di inglese, palestra, yoga, leggerò di più, mangerò meglio, userò meno il cellulare…
Una lista che assomiglia in modo inquietante a quella di “in vacanza farò” (camminare, leggere, cucinare sano…), e che puntualmente finisce disattesa, lasciandoci quel leggero retrogusto di frustrazione e senso di colpa.
Ecco, non voglio aggiungere un’altra voce a quell’elenco infinito che a novembre ci fa dire: non l’ho fatto e mi sento una cacca.
Questa volta la proposta è diversa: fare un passo che ci permetta di smettere di fare liste.
A partire da quella, famigerata, del “a gennaio comincio…”.
Si può iniziare ora. Da te.
Perché settembre, per i genitori, non è solo un mese di ripartenza: è un triathlon emotivo.
Si torna al lavoro, si rimette in piedi la routine familiare, si accompagnano i figli tra compiti, orari, ansie e nuovi inizi… e nel frattempo si tenta disperatamente di non perdere il filo della propria vita.
E, a essere onesti, spesso il filo lo perdiamo.
E quando lo perdiamo, arrivano le frasi che ci raccontiamo per non fermarci:
- Non ho tempo
- Non ho soldi
- Non è il momento giusto
In superficie suonano ragionevoli, ma sotto nascondono altro: la paura di guardarci davvero dentro.
Perché iniziare un percorso — o riprenderlo — significa ammettere che forse c’è qualcosa da sistemare.
E questo spaventa più di quanto vorremmo ammettere.
Il paradosso è che quando stiamo emotivamente male, tempo e soldi li perdiamo comunque.
Scelte sbagliate prese di fretta, litigi continui con i figli, notti passate in ansia, giornate in cui ci trasciniamo senza energie.
Viviamo in “modalità sopravvivenza” e paghiamo interessi altissimi: salute, relazioni, lucidità.
E invece basta poco: un’ora a settimana.
Non per “aggiustarci” — non siamo elettrodomestici — ma per ritrovare uno spazio dove rimettere ordine nei pensieri, alleggerire il carico emotivo, respirare di nuovo.
Quell’ora diventa il posto in cui possiamo dire così non va senza sentirci giudicati, e il momento in cui ci ricordiamo che la nostra vita non è solo una sequenza di corse tra lavoro, spesa e sport dei figli.
E poi c’è un punto importante: prendersi cura di sé non deve essere un progetto a servizio di qualcun altro.
Non è un premio per diventare un genitore modello, un partner impeccabile o un collega sempre sorridente.
È un atto che ci dobbiamo, punto.
Perché ci meritiamo di stare meglio di oggi.
Perché la salute mentale è salute, e non vale meno della pressione sanguigna o della glicemia.
Se domani inizi a zoppicare ti rivolgi ad un medico (spero!!), allora perché aspettare di non farcela più per chiedere sostegno?
E, piccola nota che spesso dimentichiamo: prendersi cura di sé può anche essere piacevole.
Non è solo lavoro interiore e fatica emotiva: a volte è un lusso, un momento di benessere puro, in cui ti senti più intera, più centrata, più viva.
E non serve giustificarlo con “così sarò un genitore migliore” — anche se, spoiler, alla fine succede — ma basta dire: così sto meglio io.
E questo è già un ottimo motivo per cominciare.
Settembre, allora, può essere più di un ritorno alla routine.
Può essere il momento in cui smettiamo di riempire liste e iniziamo a riempire noi stessi.
E da lì, tutto il resto viene meglio.

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