Quando ci sentiamo al sicuro, succedono cose importanti

4–6 minuti

…e quando non ci sentiamo al sicuro, succedono sempre le stesse cose.

Immagina di stare per fare un incidente. Non piangi, non tremi: ti irrigidisci. Il corpo si gela. Poi scampi il pericolo, ti fermi, e… piangi. Oppure, stai guardando una commedia romantica: i due protagonisti si rincorrono, si perdono, si ritrovano. E tu piangi solo quando finalmente si abbracciano. È finito il pericolo. Sei al sicuro.

Questo, dice Joseph Weiss, è uno dei segnali più evidenti di quanto la nostra mente inconscia (non quella freudiana fatta di pulsioni e rimozioni, ma quella adattiva, moderna, evolutiva) sia straordinariamente intelligente.

Talmente intelligente che capisce le cose prima ancora che tu te ne renda conto.

Ci sono studi che lo dimostrano: persone che scelgono inconsciamente le carte più sicure in un test, molto prima di capire razionalmente il perché. O valutazioni di personalità fatte osservando una camera da letto per cinque minuti, risultate più accurate di quelle fornite da amici intimi.

L’inconscio ci guida. E lo fa per proteggerci. Il problema è che, a volte, ci protegge da cose che non ci minacciano più.

Il bisogno primario: sentirsi al sicuro

La Control Mastery Theory (CMT) ci dice che al centro della nostra organizzazione mentale non c’è il principio di piacere, ma quello di sicurezza.

Solo quando ci sentiamo al sicuro possiamo accedere a tutto il nostro potenziale: pensare bene, capire, riflettere, scegliere, cambiare.

E il primo compito del terapeuta è proprio questo: offrire un’esperienza di sicurezza. Perché è solo in quello spazio che emergono le emozioni, le memorie, le credenze più profonde.

Le credenze patogene: “Per proteggerti, non essere te stesso”

Nel corso della vita, specialmente da bambini, sviluppiamo delle credenze profonde su come funziona il mondo affettivo.

Non sono pensieri coscienti, ma convinzioni implicite, costruite per proteggerci da esperienze dolorose. Credenze che suonano così:

  • Se mostro chi sono davvero, ferirò chi amo
  • Se dico di no, perderò l’amore dell’altro
  • Se riesco, sarò odiato
  • Se sto bene, farò sentire male gli altri

Queste sono le credenze patogene. Non sono sintomi, sono mappe emotive interiorizzate. La mente le usa per decidere cosa è giusto fare — o non fare — per non rompere il legame con le figure significative.

E spesso, quel che ci sembra sabotaggio, è in realtà fedeltà. La colpa: il guardiano delle credenze

Al cuore delle credenze patogene, c’è un senso di colpa. Ma non è la colpa del “ho fatto qualcosa di male”. È una colpa più sottile, più esistenziale.

Weiss e la CMT la articolano in varie forme, che aiutano a capire perché i nostri pazienti (e a volte anche noi) si trattano così male:

  • Colpa da separazione: “Se mi allontano, l’altro starà male”. Es.: una figlia che teme di far soffrire la madre andando a vivere da sola.
  • Colpa del sopravvissuto: “Io sto bene, ma loro no: non me lo merito”. Es.: chi si sente in colpa per il proprio successo in una famiglia disfunzionale.
  • Colpa da responsabilità onnipotente: “Sono io la causa del malessere dell’altro”. Es.: bambini che si sentono colpevoli della tristezza di un genitore.
  • Colpa da burdening (sovraccarico): “Il mio bisogno pesa sull’altro”. Es.: chi non chiede mai aiuto per non disturbare.
  • Colpa da odio difensivo: “Ho desiderato il male dell’altro (che mi ha fatto soffrire), quindi sono una persona cattiva”. Es.: chi ha avuto pensieri ostili verso un genitore abusante e ne porta ancora il peso.

Tutte queste forme di colpa generano un dilemma: per essere me stesso, rischio di ferire l’altro. Quindi, meglio bloccare me stesso.

Le quattro reazioni di adattamento

Per gestire questo conflitto interiore, la mente ha delle strategie. Sono tentativi di soluzione, anche se spesso si trasformano in nuovi problemi:

  1. Compiacenza
    – Mi adatto totalmente alle aspettative dell’altro, per essere amato.
    – Il rischio? Perdo di vista chi sono davvero.
  2. Ribellione
    – Mi oppongo e faccio il contrario di ciò che ci si aspetta, per affermare me stesso.
    – Ma spesso è una ribellione “dipendente”, ancora definita dall’altro.
  3. Identificazione
    – Mi identifico con chi mi ha ferito, riproduco il suo modo di relazionarsi.
    – Posso diventare rigido, svalutante o iperesigente, con me e con gli altri.
  4. Contro-identificazione
    – Divento l’opposto dell’altro, in una sorta di battaglia inversa.
    – Il rischio è vivere in reazione costante, senza libertà.

Questi modelli sono automatici, inconsci, e molto spesso… dannatamente coerenti. Per questo, in terapia, non basta dire “ma no, non sei colpevole”. Serve un’esperienza correttiva: un nuovo modo di stare in relazione, dove il paziente possa testare la possibilità di essere se stesso senza perdere il legame.

E quindi cosa ci aiuta a cambiare?

La CMT ci ricorda che cambiamo quando possiamo testare in sicurezza che le nostre credenze patogene non sono più necessarie.

Che possiamo amare senza annullarci, riuscire senza essere odiati, separarci senza abbandonare.

In fondo, il lavoro terapeutico è questo: creare uno spazio dove il paziente possa fare esperimenti emotivi nuovi, in condizioni di sicurezza, per liberarsi da schemi appresi in contesti pericolosi.

E finalmente vivere, non più per proteggersi, ma per fiorire.

Mi piace ritrovare Carl Rogers nelle cose che faccio… l’accettazione positiva incondizionata è quella che permette l’esperienza correttiva, il senso di sicurezza, la possibilità di cambiare ed è una suggestione che può esserci utile anche da genitori…

quando mi accetto cosi come sono, solo allora posso cambiare’…

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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