Da Idealizzazione a Delusione in Terapia

Dottoressa, lei è la mia ancora di salvezza! … Dottoressa, lei non capisce proprio niente!

L’alleanza terapeutica con chi ha vissuto traumi relazionali è un po’ come un thriller psicologico: all’inizio c’è fiducia cieca, poi arriva il colpo di scena. Il terapeuta, prima visto come l’unico faro nella tempesta, diventa improvvisamente inaffidabile, freddo, persino pericoloso. E no, non è perché ha cambiato atteggiamento da un giorno all’altro. Il punto è che, per chi ha imparato fin da piccolo che le relazioni sono instabili e traditrici, non esiste altra possibilità: prima o poi, l’altro deluderà, farà male, abbandonerà.

Non è solo paura, è uno schema consolidato. Una profezia che si autoavvera.

Quando la fiducia è una trappola

Immaginiamo per un attimo di essere un bambino che ha vissuto un’infanzia in cui chi avrebbe dovuto proteggere è stato, invece, imprevedibile, distante o, nei casi peggiori, dannoso. A livello profondo, il messaggio che si radica è uno solo: l’altro non è affidabile. Ma non si può vivere senza legami, quindi la mente costruisce una strategia di sopravvivenza: prima idealizza, poi, per proteggersi dalla futura delusione, distrugge.

Così, anche in terapia, la fiducia all’inizio è totale. Il paziente arriva con la sensazione di aver finalmente trovato quello giusto. Le tue parole sono illuminanti, il tuo metodo è rivoluzionario, la tua capacità di ascolto ineguagliabile.

Poi qualcosa cambia.

Dici una cosa che non si aspettava, un’interpretazione che fa male, un’osservazione che smuove troppo. Oppure, più banalmente, arrivi con due minuti di ritardo o rimandi una seduta.

Eccolo, il colpo di scena.

Non sei più il terapeuta perfetto. Sei come gli altri. Peggio, perché hai illuso.

La fiducia crolla e il paziente si chiude a riccio o attacca. Rabbia, delusione, svalutazione. E magari, a un certo punto, la fuga: “Non sento che mi capisce, credo che non sia la terapeuta giusta per me.”

È un fallimento? No, è il cuore della terapia

Chi non conosce questa dinamica potrebbe pensare che la terapia sia andata storta. In realtà, è proprio qui che il lavoro diventa interessante. Il paziente non sta “impazzendo” e il terapeuta non ha sbagliato nulla. Sta semplicemente emergendo il nucleo profondo del problema: la difficoltà a fidarsi dell’altro, il terrore dell’intimità, la paura che ogni relazione significativa porti dolore.

Il punto non è evitare questa oscillazione tra idealizzazione e svalutazione. Il punto è vederla, darle un nome, esplorarla.

• Che cosa ha attivato in te questo cambio di prospettiva su di me?

• Questa sensazione di delusione, la riconosci in altre relazioni della tua vita?

• Quale emozione emerge quando pensi che io potrei non essere quello che speravi? Rabbia? Paura? Tristezza?

Ecco, se sei in terapia e ti sei ritrovato a pensare “Non mi capisce, non è la persona giusta”, fermati un attimo. Non scappare subito. Non è detto che la soluzione sia interrompere il percorso.

Forse quello che sta succedendo è esattamente il cuore del tuo lavoro su di te.

Se hai passato una vita a proteggerti dagli altri, evitando di fidarti fino in fondo per paura di essere ferito, non stupirti se, proprio quando la terapia si fa più profonda, scatta l’istinto di fuga.

Ma il cambiamento arriva proprio quando si smette di scappare e si prova, con pazienza e curiosità, a stare nel momento.

Una buona terapia non è una strada lineare, ma una spirale

Ogni percorso terapeutico con chi ha vissuto traumi relazionali segue questo andamento: sembra di girare in tondo, di tornare sempre sugli stessi temi, di inciampare negli stessi ostacoli. Ma ogni volta, se si resta, se si prova a capire cosa sta succedendo, si scende un po’ più in profondità.

E quella fiducia che prima sembrava impossibile, alla fine, smette di essere un’illusione per diventare reale.

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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