Prima… calmiamo la neve: neurobiologia ed emozioni nell’adolescenza
Immaginate una di quelle palle di vetro piene di neve artificiale. La scuotete con forza e, per un momento, la tempesta oscura tutto. Poi, pian piano, la neve si deposita e il paesaggio torna visibile. Ecco, il cervello di un adolescente in preda a un’emozione intensa funziona più o meno così. Solo che, quando scoppia una crisi, noi adulti tendiamo a fare l’opposto di ciò che sarebbe utile: invece di lasciare che la neve si posi da sola, la scuotiamo ancora di più con domande, consigli non richiesti e tentativi di soluzione immediata.
Perché lo facciamo? Perché il dolore di un figlio è difficile da sostenere. Vogliamo arginarlo, risolverlo, contenerlo in fretta, come se fosse un incendio da spegnere. Ma il cervello degli adolescenti non funziona così: più proviamo a “calmarli”, più li agitiamo.
La tempesta nel cervello adolescente
Sappiamo che l’adolescenza è un cantiere aperto: il cervello sta ancora sviluppando le aree prefrontali, quelle che regolano le emozioni e il pensiero razionale, mentre il sistema limbico (dove risiedono le emozioni) è già al massimo della sua potenza. Risultato? Un adolescente è capace di ragionare come un piccolo filosofo quando è calmo, ma quando le emozioni lo travolgono, la ragione viene spazzata via e tutto si fa confuso, come in una nevicata in tempesta.
Vediamo più nel dettaglio cosa accade a livello neurobiologico:
1. Il sistema limbico è in piena attività – L’amigdala, il centro del cervello che gestisce le emozioni, è iperattiva in adolescenza. Ciò significa che gli adolescenti provano emozioni in modo più intenso e immediato rispetto agli adulti. Un brutto voto, un litigio con un amico o un commento poco carino possono scatenare reazioni emotive sproporzionate, perché il loro cervello è biologicamente predisposto a rispondere con intensità.
2. La corteccia prefrontale è ancora in costruzione – Questa è la parte del cervello responsabile del ragionamento, della pianificazione e del controllo degli impulsi. È l’ultima a maturare, completando il suo sviluppo intorno ai 25 anni. Questo significa che, quando un adolescente è in preda alla rabbia o alla frustrazione, non ha ancora del tutto gli strumenti neurologici per fermarsi e riflettere prima di agire.
3. Il sistema dopaminergico è ipersensibile – Il cervello adolescenziale è più sensibile alla dopamina, il neurotrasmettitore legato al piacere e alla ricompensa. Questo li rende più propensi a cercare esperienze forti e intense, e spiega perché tendano a enfatizzare gli aspetti più gratificanti di una situazione rispetto ai potenziali rischi.
4. La percezione del pericolo è alterata – La connessione tra l’amigdala e la corteccia prefrontale non è ancora del tutto stabile. Questo li porta a interpretare in modo distorto segnali sociali ed emotivi: un’espressione neutra di un adulto può sembrare un rimprovero, un messaggio non risposto può diventare il simbolo di un’amicizia in crisi.
Come possiamo aiutarli?
Di fronte a un adolescente in crisi, la cosa più utile che possiamo fare è trasmettere calma e dare tempo alla tempesta di placarsi. Prima che sia in grado di ragionare, ha bisogno di far decantare l’ondata emotiva.
Cosa NON fare:
❌ Bombardarlo di domande: “Cos’è successo?”
❌ Minimizzare: “Dai, non è niente!”
❌ Dargli subito soluzioni: “Se vuoi, ti aiuto a studiare.”
Tutti questi tentativi, seppur mossi da buone intenzioni, sono percepiti dal suo cervello in tempesta come un ulteriore stress.
Cosa fare invece:
✅ Riconoscere l’emozione: “Vedo che sei molto arrabbiato.”
✅ Offrire spazio senza pressioni: “Vuoi stare un po’ da solo o preferisci un bicchiere d’acqua?”
✅ Dare fiducia: “So che passerà e troveremo un modo per affrontarlo insieme.”
Aspettare senza agitare il barattolo
Quando un adolescente è in crisi, la cosa più utile che possiamo fare è restare fermi, accogliere la sua emotività senza giudicare e lasciare che la “neve” nel suo cervello si depositi da sola. Se noi adulti restiamo stabili, senza farci travolgere dalla loro tempesta, loro impareranno che le emozioni sono qualcosa che si può attraversare senza esserne distrutti.
Un cambio di prospettiva
Alla prossima crisi, proviamo a dirci: “Prima di tutto, calmiamo la neve.” Concentriamoci meno su cosa ha scatenato la crisi e più su come possiamo essere un porto sicuro mentre la tempesta si placa. Poi, solo dopo, si potrà ragionare insieme su cosa fare.
Dopotutto, l’adolescenza è una fase di crescita, non una malattia. Se la affrontiamo con la giusta dose di pazienza e consapevolezza, possiamo essere il loro punto fermo in un mare in tempesta.
E voi, siete pronti a smettere di scuotere il barattolo?


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