Noia e Adolescenza: Riconoscere i Segnali e Offrire Supporto


Adolescenti e il senso di vuoto: quando la noia diventa un problema (e come aiutarli)

Cari genitori, oggi parliamo di una cosa che, lo so, manda ai pazzi: la noia.

“Sono annoiato.”
“Non so cosa fare.”
“Non mi interessa niente.”

Quante volte lo abbiamo sentito? E quante volte ci è venuta voglia di rispondere con un sonoro “Vai a studiare!” o “Esci con gli amici invece di stare sul telefono!”?

La tentazione è forte, ve lo concedo. Ma dietro quella frase buttata lì, apparentemente innocua, c’è molto di più. Perché se è vero che la noia ogni tanto fa bene (sveglia la creatività, insegna a tollerare il vuoto), è anche vero che quando diventa una compagna di viaggio fissa può trasformarsi in un bel problema.

Quando la noia diventa un campanello d’allarme

Facciamoci una domanda semplice: i nostri figli si annoiano perché hanno bisogno di una pausa o perché hanno smesso di interessarsi alle cose?

Se un adolescente ogni tanto si lagna perché non sa cosa fare, va tutto bene. Fa parte della vita. Ma se quella sensazione diventa cronica, se inizia a dire che niente ha senso, che non prova emozioni, che non gli interessa più nulla, allora dobbiamo drizzare le antenne.

Perché dietro quella noia potrebbe nascondersi molto di più: un inizio di depressione, un ritiro sociale, una difficoltà a dare un senso a sé stessi e al proprio futuro. E qui, cari miei, non bastano più le frasi di circostanza. Serve qualcosa di più strutturato.

Come aiutarli (davvero)?

Se state pensando di proporre loro di iscriversi a un corso di ceramica per “tenersi occupati”, fermi un attimo. Aiutarli significa innanzitutto capire cosa c’è dietro. Ecco le strategie che funzionano.

Aiutateli a riconoscere e dare un nome alle loro emozioni

La noia, spesso, non è noia. È ansia mascherata, è paura di non essere abbastanza, è la sensazione di essere fuori posto nel mondo. Se vostro figlio dice “mi annoio”, chiedetegli: “È noia o è qualcos’altro? Ti senti spento? Ti senti perso?”.

Spesso, già solo il fatto di riuscire a dare un nome alla sensazione che provano è il primo passo per uscirne.

Insegnate loro a gestire il vuoto

Siamo onesti: oggi i ragazzi non sanno stare nel vuoto. Ogni attimo è riempito da notifiche, video, messaggi. Ma il vuoto, nella vita, c’è. Ed è importante saperlo tollerare senza scappare.

Per questo, aiutateli a stare nel momento presente: tecniche come la mindfulness (che non è roba da guru orientali, ma semplici esercizi per rimanere centrati), la respirazione profonda, o anche solo una passeggiata senza cuffiette possono fare miracoli.

Trovare un’attività che li coinvolga (davvero)

No, non basta iscriverli a un corso di calcio o pianoforte se non gli interessa. L’attività giusta è quella che accende il loro senso di autoefficacia: qualcosa che li faccia sentire capaci, soddisfatti, orgogliosi di sé.

Non sapete cosa? Provate insieme. Sport, teatro, cucina, volontariato. Fategli sperimentare, lasciate che sbaglino, che abbandonino cose e ne riprendano altre.

Costruire relazioni vere

Dietro il senso di vuoto, spesso, c’è il senso di isolamento. Le amicizie virtuali non bastano. Se vedete che vostro figlio si sta chiudendo troppo in sé stesso, aiutatelo a uscire dalla bolla: gruppi, attività sociali, occasioni per incontrare persone con interessi simili.

Se l’idea di “socializzare” lo fa rabbrividire, piano piano. Magari un passo alla volta.

Chiedere aiuto (quando serve)

Se il senso di vuoto persiste, se inizia a impattare sulla scuola, sulle amicizie, sulla vita di tutti i giorni, non minimizzate. Non è pigrizia, non è svogliatezza: potrebbe essere il segnale che ha bisogno di un supporto più profondo. Uno psicologo non è un’ultima spiaggia, ma una grande opportunità.

Conclusione: siamo la loro bussola

Vostro figlio è nel pieno del mare in tempesta dell’adolescenza. Si sentirà perso, inutile, annoiato, incompreso. La nostra missione non è riempire il suo tempo con mille attività, ma aiutarlo a trovare un senso, un obiettivo, qualcosa per cui valga la pena alzarsi la mattina.

E se ogni tanto dice “mi annoio”, non è la fine del mondo. Ma se quel vuoto diventa troppo grande, sappiate che c’è sempre una rotta da seguire. E che voi, genitori, potete essere la sua bussola.


Adolescenti e il senso di vuoto: quando la noia diventa un problema (e come aiutarli) Cari genitori, oggi parliamo di una cosa che, lo so, manda ai pazzi: la noia. “Sono annoiato.”“Non so cosa fare.”“Non mi interessa niente.” Quante volte lo abbiamo sentito? E quante volte ci è venuta voglia di rispondere con un sonoro…

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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