Perché lavoro con le donne che vogliono reinventarsi
Ogni volta che una donna si ritrova, il mondo intorno cambia.
E io lavoro per quel cambiamento.
C’è sempre un momento.
Non arriva con fanfare o luci al neon, ma con un silenzio strano, che si insinua nelle pieghe della quotidianità.
Un giorno ti guardi allo specchio e ti accorgi che non ti riconosci. Non è solo il viso, non è solo il corpo: è lo sguardo. Non brilla come prima.
Può succedere dopo la maternità, quando la tua identità si sposta tutta in quell’abbraccio e ti ritrovi a chiederti dove sia finita la donna che eri. Può arrivare dopo una separazione, che spazza via certezze e confini, lasciandoti con una mappa che non conosce più la strada. Può arrivare quando cambi città, o lavoro, o vita… o quando, senza un perché preciso, ti rendi conto che stai vivendo in una storia che non senti più tua.
Per anni, come tante, ho incontrato donne che hanno imparato a piegarsi: a essere “brave”, accomodanti, riconoscibili.
Hanno stretto i denti, abbassato il volume dei desideri, fatto spazio agli altri finché di spazio per sé non ne è rimasto quasi più.
E poi, un giorno, si sono sentite troppo piccole per la loro stessa vita.
Io lavoro per loro.
Per quelle che vogliono rialzare la testa, anche se tremano. Per quelle che non sanno ancora bene chi vogliono diventare, ma hanno deciso di non restare dove sono. Per quelle che scelgono di guardare la propria storia negli occhi, senza filtri né scuse.
Reinventarsi non è cambiare vestito
Non è tagliarsi i capelli, iscriversi in palestra o fare un viaggio “per staccare”.
Reinventarsi è un atto di disobbedienza gentile: significa smettere di adattarsi a una cornice che ci va stretta e iniziare a disegnare il quadro da sole.
Vuol dire dire di sì a ciò che conta e di no a ciò che consuma, anche se dispiace. Vuol dire non chiedere più il permesso per esistere.
L’empowerment è una cura
Quando parlo di empowerment femminile, non penso a una moda o a uno slogan motivazionale: penso a un processo di ritorno a casa. A un lavoro profondo, che toglie polvere e ruggine per far riemergere ciò che c’era da sempre: la tua voce, la tua forza, la tua verità.
Non si tratta di diventare qualcun’altra, ma di smettere di nascondere chi sei.
Questo non vuol dire che io non ami o non comprenda gli uomini — anzi.
Ma il mio lavoro si concentra sulle donne perché so quante catene invisibili ancora portano.
E ogni volta che una di loro riesce a spezzarne una, il cambiamento si propaga come cerchi nell’acqua.
Perché lo faccio
Perché ho visto occhi tornare a brillare dopo anni di opacità.
Perché so che una donna che si ritrova non è solo più felice: è più viva. E quando una donna è viva, cambia tutto intorno a lei.
I figli respirano libertà, le relazioni diventano più vere, e il mondo le sembra — finalmente — abbastanza grande per starci tutta intera.
Lavoro per le donne che vogliono reinventarsi.
Perché la loro rinascita è, ogni volta, un atto rivoluzionario.