Perché lavoro con gli adolescenti

Qui non c’è un banco di prova.

Puoi parlare o tacere, ridere o piangere.

Non ti dirò come dovresti essere.

Voglio solo sapere chi sei

e perché il mondo, oggi, lo guardi così.

E, finché sei qui,

andrà bene così.

Quando un adolescente entra in studio, non entra solo lui: entrano il suo mondo, i suoi silenzi, le sue parole misurate, le sue contraddizioni. A volte entra un’esplosione di energia, altre volte un’ombra che sembra non voler parlare. Io mi siedo, lascio che il tempo faccia il suo lavoro e aspetto che si senta al sicuro.

Non sono un “correttore di bozze” della loro vita. Non sono lì per levigare gli spigoli o dare consigli non richiesti. Sono lì per ascoltare, con quella curiosità autentica che si ha quando ci interessa davvero l’altro. Non importa se mi raccontano una riflessione profonda sul senso dell’esistenza o il pettegolezzo dell’intervallo: in entrambi i casi mi stanno facendo un regalo, perché mi stanno lasciando entrare.

Gli adolescenti di oggi vivono in un’epoca in cui il giudizio è ovunque: nei voti a scuola, negli sguardi dei coetanei, nei like e nei commenti. Lo spazio che trovano qui è diverso. È uno spazio dove puoi dire tutto senza che nessuno ti classifichi, ti corregga o ti faccia una lezione. Dove l’ascolto è presente ma non soffocante, attento ma non invadente. Dove c’è qualcuno che vuole sapere chi sei e perché fai ciò che fai, non come dovresti essere.

E questa è l’esperienza che spesso manca nelle loro vite: sentirsi visti, accettati, sentire che si va bene così, senza dover superare un esame invisibile. Io li guardo con affetto terapeutico, e loro lo sanno. Lo sentono.

Negli adulti che li accompagnano, invece, incontro spesso due forze che convivono: l’amore, che spinge a proteggere, e la paura, che fa sentire di non essere mai abbastanza. Il mio compito è aiutare anche loro a capire che dietro certi comportamenti non c’è disinteresse o ribellione fine a sé stessa, ma un cervello e un cuore in piena trasformazione.

L’adolescenza è un passaggio che non si attraversa indenni, ma che può lasciare segni di crescita o ferite. Io scelgo di esserci, in quel passaggio. Perché ogni volta che un adolescente sente che qui può respirare, anche solo per un’ora, so che il mio lavoro ha un senso.

Psicologia e Formazione

Il cambiamento spaventa sempre, ma la staticità ancora di piu, quando noti che i tuoi schemi sono ripetitivi e “non riesci a fare a meno di” ma vorreste invece che… è possibile raggiungere i TUOI obiettivi, lo faremo insieme, cooperando !

Non sarà sempre facile, e nemmeno sempre piacevole, tutte le tue resistenze al cambiamento si faranno sentire, e noi non vogliamo affatto ignorarle, anzi inizieremo il percorso onorandole e ringraziandole di averti protetto fino ad oggi, di averti fatto attraversare tutte le tempeste, ma oggi vogliamo ascoltatele come si fa con un vecchio amico, non vogliamo “combattere” nessuno e nessuna parte, ma anzi, mettere pace.