Perché lo psicoterapeuta non può dirti cosa devi fare

(e perché questa è una buona notizia)

Una delle domande che più spesso arrivano nello studio di uno psicoterapeuta è sorprendentemente semplice:

Dottoressa, mi dica cosa devo fare.

A volte lo chiedono gli adulti per sé.

Molto più spesso lo chiedono i genitori per i figli.

“Cosa devo fare quando mio figlio non studia?”

Cosa devo fare quando mia figlia si chiude in camera?”

Cosa devo fare quando non mi ascolta?

È una domanda comprensibile.

Quando qualcuno soffre, e soprattutto quando soffre un figlio, il desiderio più naturale è trovare una soluzione chiara, immediata, possibilmente efficace al primo colpo.

Il problema è che la psicoterapia non funziona così.

E non perché gli psicoterapeuti siano evasivi o amanti delle risposte complicate.

Semplicemente perché il lavoro sulla psiche non è un lavoro sulle istruzioni, ma sulla comprensione.

E le istruzioni, in psicologia, funzionano molto meno di quanto si pensi.

La psicoterapia non è un manuale di istruzioni

Quando una persona entra nello studio di uno psicoterapeuta spesso spera di trovare qualcuno che sappia come si fa a vivere bene e che possa spiegarglielo.

È un’idea seducente: qualcuno che sa, qualcuno che guida, qualcuno che dice.

Ma se ci pensiamo bene, sarebbe anche una posizione piuttosto pericolosa.

Perché significherebbe che lo psicoterapeuta sa meglio di te cosa è giusto per la tua vita.

E questo non è vero.

Uno psicoterapeuta non vive nella tua storia, non abita i tuoi legami, non porta nel corpo le tue paure, i tuoi desideri, le tue contraddizioni.

La psicoterapia non è l’arte di decidere al posto dell’altro.

È l’arte di aiutare l’altro a pensare se stesso.

Dare soluzioni spesso significa togliere responsabilità

C’è un altro motivo per cui le soluzioni dirette funzionano poco.

Quando qualcuno ci dice cosa fare, per un attimo proviamo sollievo.

È come se qualcuno si prendesse il peso delle nostre scelte.

Ma questo sollievo ha un prezzo.

Si chiama passivizzazione.

Se qualcuno decide per me, io non devo interrogarmi.

Se qualcuno mi dice cosa fare, io non devo assumermi il rischio di sbagliare.

Ma la crescita psicologica passa proprio da lì:

dalla capacità di pensare, scegliere, assumersi le conseguenze delle proprie decisioni.

Uno psicoterapeuta non può sostituirsi a questo processo.

Può accompagnarlo.

Può renderlo più consapevole.

Può aiutarti a vedere ciò che prima non vedevi.

Ma non può viverlo al posto tuo.

Anche con i figli non esiste il “cosa devo fare”

Con i genitori questa questione diventa ancora più delicata.

Molti arrivano in studio con la speranza di trovare la strategia giusta.

Come se crescere un figlio fosse un problema di tecnica.

“Se fa questo, risponda così.”

“Se succede questo, faccia cosà.”

Il punto è che i figli non sono problemi da risolvere.

Sono persone da comprendere.

Ogni comportamento di un ragazzo, una chiusura, una rabbia, un ritiro, un sintomo, ha un significato dentro la sua storia, dentro le relazioni che vive, dentro la fase evolutiva che sta attraversando.

Molti dei comportamenti che spaventano i genitori sono legati ai passaggi dell’adolescenza, una fase dello sviluppo in cui il cervello, l’identità e le relazioni stanno cambiando profondamente. 

Ridurre tutto a una tecnica educativa rischia di perdere la domanda più importante:

che cosa sta succedendo dentro questo ragazzo?

Il compito dello psicoterapeuta

Il lavoro dello psicoterapeuta è diverso da quello dell’educatore, del pedagogista o del coach.

Non consiste nel dire alle persone cosa fare.

Consiste nel creare uno spazio in cui diventa possibile pensare ciò che prima si agiva o si subiva.

Significa aiutare qualcuno a riconoscere le proprie emozioni, capire i propri schemi relazionali, dare senso ai propri comportamenti, vedere come la propria storia influenza il presente

Quando questo lavoro accade davvero, spesso succede qualcosa di curioso.

Le persone smettono di chiedere:

“Cosa devo fare?”

E iniziano a dire:

Credo di sapere cosa voglio fare.

Non perché qualcuno glielo abbia insegnato.

Ma perché hanno ricominciato a fidarsi di se, e della opportunità di poter sbagliare e ripartire dalla riparazione.

Una buona psicoterapia non crea dipendenza

Una terapia ben fatta non rende le persone più dipendenti dal terapeuta.

Fa esattamente il contrario.

Aiuta le persone a diventare più autonome nel pensare, nel sentire e nel scegliere.

Per questo uno psicoterapeuta è molto prudente nel dare soluzioni rapide.

Perché spesso le soluzioni rapide funzionano poco.

E soprattutto perché la libertà psicologica non nasce dall’avere qualcuno che ci dice cosa fare.

Nasce dal tornare ad abitare la propria vita come soggetti, non come esecutori di istruzioni.

In fondo, la domanda non è “cosa devo fare”

La domanda vera è un’altra.

Non è:

Cosa devo fare?

Ma:

Cosa sta succedendo dentro di me, dentro mio figlio, dentro questa relazione?

Quando iniziamo a fare questa domanda, qualcosa cambia.

Non abbiamo ancora tutte le risposte.

Ma abbiamo iniziato a cercarle nel posto giusto.

Lascia un commento

Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

supporto psicologico ›