Educazione affettiva e sessuale: comincia a casa, ma deve continuare anche a scuola

“Certe cose gliele spiegherò io, quando sarà il momento.”

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Attenzione
Attenzione
Attenzione!

Quante volte lo sentiamo dire? E spesso con le migliori intenzioni.

Ma l’educazione affettiva e sessuale non è un discorso da fare un giorno, in un momento perfetto.

È un’educazione. E come tutte le educazioni, inizia da piccoli, passa attraverso tanti gesti quotidiani e riguarda tutti gli adulti significativi nella vita di un bambino.

I primi educatori sessuali siamo noi genitori

Già: la prima educazione sessuale e affettiva la diamo noi, in casa, ogni giorno.

Anche quando non ne parliamo esplicitamente.

Ogni volta che:

  • chiediamo il permesso prima di spogliarli, lavarli o coccolarli,
  • rispettiamo un loro “no” a un abbraccio o a un bacio, anche se “la nonna ci rimane male”,
  • insegniamo che nessuno può toccarli senza il loro consenso,
  • li educhiamo a prendersi cura del proprio corpo con rispetto,
  • non li obblighiamo a “dare il bacino alla zia”,
  • non alziamo le mani “per educarli”, ma li guidiamo con parole e presenza,

…stiamo insegnando che il corpo è loro, che il contatto è un diritto, non un dovere, e che l’amore e l’affetto passano sempre dal rispetto.

Educazione sessuale non vuol dire parlare di sesso

Significa parlare di emozioni, identità, relazioni, consenso, limiti, affettività, rispetto di sé e degli altri.

Significa aiutare i nostri figli a conoscere sé stessi, i propri bisogni, i propri confini e a stare bene nelle relazioni.

Significa anche prevenzione degli abusi, riconoscimento delle situazioni a rischio, protezione da messaggi distorti (soprattutto online), promozione della libertà e della salute emotiva e relazionale.

Ma perché anche a scuola?

Perché non tutti i bambini e gli adolescenti possono avere in famiglia uno spazio di dialogo sicuro.

Perché la scuola è lo spazio pubblico per eccellenza in cui i nostri figli crescono, si relazionano, imparano a convivere.

E perché è lì che si formano gran parte delle loro credenze su sé stessi, sugli altri e sulle relazioni.

Far educazione affettiva e sessuale a scuola non significa “sostituirsi ai genitori”, ma offrire un contesto educativo strutturato, protetto e basato su conoscenze scientifiche.

In più:

  • secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’educazione sessuale completa, adeguata all’età, è un diritto fondamentale dei bambini e degli adolescenti e va avviata fin dalla prima infanzia, in modo graduale e coerente allo sviluppo psico-affettivo;
  • l’UNESCO, nelle sue linee guida internazionali, sottolinea che l’educazione sessuale scolastica riduce comportamenti a rischio, promuove il benessere relazionale, previene la violenza di genere e migliora la salute mentale;
  • in Italia, le Linee guida del MIUR per l’educazione all’affettività, al rispetto e alla parità (adottate in seguito alla legge 107/2015) raccomandano percorsi educativi in cui bambini e ragazzi possano esplorare i temi dell’affettività, della sessualità, del corpo, del rispetto delle differenze e dell’identità di genere.

Tutto questo in modo adatto all’età, senza anticipare contenuti, ma rispettando tempi, linguaggi, sensibilità, contesto culturale e familiare.

Esempi concreti di educazione affettiva e sessuale… che già avviene a scuola

  • Una maestra d’asilo che chiede: “Posso aiutarti ad asciugare il naso?” → educa al consenso.
  • Un educatore che propone ai bambini di tenersi per mano “solo se vi va” → educa al rispetto dei limiti.
  • Un insegnante che accoglie le domande, anche imbarazzanti, con serietà e delicatezza → educa alla fiducia.

E così, un gesto dopo l’altro, si forma una cultura del rispetto che accompagnerà i nostri figli anche nel diventare adulti.

Allora, da dove si comincia?

Da noi. Dal nostro modo di stare con i nostri figli, di parlare dei loro corpi, delle emozioni, dei desideri.

Dal modo in cui rispettiamo i loro confini, anche quando ci sembrano “piccole cose”.

Dal modo in cui non li forziamo a dare un bacio, non li tocchiamo senza permesso, non neghiamo loro il diritto di dire “no” anche a chi vogliono bene.

E poi si continua insieme alla scuola, agli educatori, a chi lavora per crescere bambini consapevoli, liberi, rispettosi e rispettati.

Non è questione di ideologia. È una questione di salute, benessere, sicurezza, dignità

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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