Il prezzo del nostro amore

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Riflessioni scomode su figli, felicità e fallimento

L’incontro ieri con Bussola continua a risuonarmi nel cuore e tantissime sue riflessioni le ho trovate coerenti con il pensiero di Lancini cosi ben espresse in ‘sii te stesso a modo mio’ e ‘chiamami adulto’.

Voglio provare a condividerle con te.

Abbiamo detto ai nostri figli che li avremmo amati sempre. Che non importa cosa faranno, noi saremo lì. Che possono sbagliare, cadere, fallire. Ma poi? Poi li guardiamo come specchi. E quando ci restituiscono un’immagine incrinata, ci sentiamo traditi.

C’è qualcosa di profondamente ambiguo nel modo in cui oggi si cresce un figlio. Non lo si fa più “per caso”, non lo si fa “per dovere”. Lo si fa per scelta. Una scelta consapevole, ponderata, spesso anche travagliata. Ma come ogni scelta forte, carica di intenzione, porta con sé aspettative. E quelle aspettative — più o meno inconsciamente — scivolano addosso ai figli come un debito da saldare. “Ti abbiamo tanto voluto, tanto cercato, tanto amato. Non deluderci.”

Nel mio lavoro, mi capita spesso di incontrare genitori che chiedono di “aggiustare” i loro figli. “Ascolta musica inudibile”, “frequenta amici stupidi”, “non vuole fare quella scuola ma sarebbe tanto portato”, “ho paura che si perda”, “che fallisca”, “si veste in un modo che non mi piace”, “parla un linguaggio che non mi piace”. Lo dicono con tono preoccupato, e io lo vedo, che sono in buona fede. Che c’è amore, e c’è timore. Ma c’è anche fatica a stare nella differenza, a tollerare quella distanza fisiologica che ogni adolescente mette tra sé e chi lo ha cresciuto.

È vero, da sempre una generazione fatica a comprendere quella successiva. Ma oggi quella distanza sembra fare più male. Forse perché viviamo in una cultura dell’identificazione continua. Forse perché siamo stati educati a credere che i figli debbano essere il nostro capolavoro.

E allora l’alterità, invece di essere un passaggio necessario verso l’individuazione, viene vissuta come una devianza, una sconfitta, qualcosa da correggere. “Rimettilo sulla buona strada”, mi chiedono, con speranza. E io, spesso, propongo un altro percorso: “Facciamolo insieme, ma iniziamo da voi”.

Non per colpa. Ma per bisogno. Il bisogno di un ascolto autentico, di uno spazio in cui possano piangere anche loro, dire “non ce la faccio più”, “non lo capisco”, “mi fa arrabbiare da morire” e anche.. ‘ci sono momenti che lo odio’.

E scoprire che non c’è nulla di sbagliato. Che si può essere genitori anche nell’imperfezione. Che si può imparare ad accogliere la diversità senza viverla come un attacco personale.

Perché i figli hanno diritto a distanziarsi da noi. A non piacerci. A non assomigliarci. A farci arrabbiare, deludere, smettere di parlarci per un po’. Hanno diritto a essere se stessi. E spesso questo sé è diverso da quello che avevamo immaginato.

E se ci pensiamo bene, è proprio lì che inizia davvero il loro cammino. Nel momento in cui smettono di aderire al nostro progetto e cominciano a progettarsi. Quando ci dicono “no”. Quando non ci consultano più. Quando ci deludono. È lì, nella disobbedienza affettiva, che si pianta il primo seme della loro libertà. E se siamo abbastanza adulti da reggere quel distacco, quel dolore, quella rabbia, allora forse abbiamo davvero fatto il nostro mestiere.

Ma per farlo, per restare quando i nostri figli smettono di volerci accanto, servono due cose: la capacità di tollerare la frustrazione e la rinuncia all’illusione del controllo.

Possiamo dare tutto ai nostri figli — amore, presenza, parole, regole, spazio — ma non possiamo garantirne il successo, né impedire il dolore. Non possiamo crescere figli a prova di buio. Ma possiamo insegnare loro a stare nel buio, senza sprofondare.

Perché i figli non sono specchi. Sono mondi. E l’amore vero li lascia liberi di esplorarsi, anche lontano da noi. È un amore che non chiede nulla indietro. Che non si aspetta ritorni, gratitudine o fedeltà. È un amore a perdere. L’unico, forse, che davvero salva

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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