Comportamenti Antisociali nei Giovani: Cause e Soluzioni

5–7 minuti
Quando la rabbia prende il sopravvento: adolescenti e comportamenti antisociali

Adolescenti che sfidano le regole, che si mettono nei guai, che finiscono in tribunale per furti, risse o vandalismo. Storie che riempiono i giornali e scatenano allarmismi, ma che raramente vengono comprese nella loro complessità.

Eppure, dietro ogni atto antisociale c’è un adolescente con un percorso, una famiglia, un contesto sociale che ha contribuito a plasmare le sue scelte. Capire cosa porta un ragazzo a trasformare la rabbia in azione distruttiva è il primo passo per aiutarlo a cambiare direzione.

Due profili di adolescenti antisociali: chi sono?

Non tutti gli adolescenti problematici sono uguali. Esistono due grandi categorie che vanno distinte per capire meglio come intervenire.

  1. Gli antisociali “cronici” (Early Onset, Life Persistent)
    Sono quei ragazzi che sin dall’infanzia hanno manifestato difficoltà nel controllo della rabbia e dell’impulsività. Magari erano bambini che si arrabbiavano facilmente, rispondevano male agli insegnanti, facevano fatica a tollerare le frustrazioni. Crescendo, il loro comportamento è diventato più grave: risse a scuola, vandalismo, furti, atti di prevaricazione sui compagni. Spesso hanno avuto un’infanzia caratterizzata da instabilità familiare, genitori con difficoltà educative o problemi economici. In questi casi, il rischio che il comportamento antisociale persista anche in età adulta è alto.
  2. Gli antisociali “adolescenziali” (Adolescent Limited, Late Onset)
    Qui parliamo di ragazzi che da bambini non avevano particolari problemi di comportamento, ma che con l’ingresso nell’adolescenza iniziano a trasgredire. Magari si aggregano a compagnie negative, cercano il brivido del rischio, si lasciano trascinare dal gruppo. Il loro comportamento è spesso legato al bisogno di affermazione sociale e identitaria. Molti di questi ragazzi, una volta superata l’adolescenza, smettono di avere problemi con la giustizia e riescono a costruire una vita più stabile.

Un esempio concreto: il caso di Luca e Andrea

Luca ha 16 anni e un passato segnato da continue sospensioni scolastiche, litigi in famiglia e piccoli furti. Sin da bambino ha avuto difficoltà a rispettare le regole e a gestire la frustrazione. Crescendo, ha iniziato a passare sempre meno tempo a casa, trovando nel gruppo dei pari un senso di appartenenza che nella famiglia non ha mai sentito. Un giorno viene arrestato per aver rubato un motorino con altri ragazzi del quartiere. Per lui, la devianza non è solo un errore di percorso, ma un pattern comportamentale che si è radicato nel tempo. Luca è un caso tipico di Early Onset, un ragazzo che avrà bisogno di un intervento profondo e strutturato per cambiare.

Andrea, invece, ha 17 anni e una famiglia presente, anche se con qualche difficoltà nella comunicazione. A scuola è sempre andato bene, ma da qualche tempo ha iniziato a frequentare un gruppo di amici più grandi, con cui ha sviluppato il gusto per il rischio. Una sera, sotto l’effetto dell’alcol, si lascia trascinare in una rissa fuori da un locale e viene denunciato per aggressione. Andrea non ha una storia di comportamenti problematici, ma sta attraversando una fase di ricerca identitaria tipica dell’adolescenza. Per lui, un intervento educativo e di consapevolezza può fare la differenza. Il suo è un caso di Adolescent Limited, e con il giusto supporto è probabile che superi questa fase senza conseguenze a lungo termine.

Perché alcuni adolescenti diventano antisociali?

Ci sono vari fattori che possono spingere un adolescente verso comportamenti antisociali. Alcuni dipendono dalla biologia e dallo sviluppo cerebrale, altri sono legati al contesto familiare e sociale.

1. Il cervello adolescente: più impulsività, meno controllo

Gli studi neuroscientifici ci dicono che il cervello degli adolescenti è “sbilanciato”. Le aree responsabili della ricerca di piacere e del comportamento impulsivo maturano prima di quelle deputate al controllo e alla pianificazione. Questo significa che un ragazzo tra i 13 e i 17 anni è biologicamente portato a cercare emozioni forti, a rischiare, a sfidare le regole senza pensare troppo alle conseguenze.

2. Il contesto familiare: protezione o rischio?

La famiglia gioca un ruolo chiave. Alcuni genitori sono troppo permissivi, altri troppo autoritari, alcuni troppo ansiosi o proiettano sui figli aspettative irrealistiche.

Esempio: se un genitore ha paura che il figlio possa diventare un delinquente e lo controlla in modo ossessivo, il ragazzo potrebbe reagire ribellandosi proprio a questa pressione. Oppure, se un padre ha sempre trattato il figlio come “il piccolo re di casa”, senza mai porgli limiti, l’adolescente potrebbe avere grosse difficoltà ad accettare le regole imposte dalla società.

3. Il gruppo dei pari e il bisogno di riconoscimento

L’adolescenza è il periodo in cui i pari diventano più importanti della famiglia. Alcuni ragazzi trovano nei gruppi devianti il riconoscimento che non ricevono altrove. Partecipare a una rissa, rubare un cellulare, vandalizzare un muro: azioni che in alcuni ambienti vengono premiate con rispetto e senso di appartenenza.

Esempio: Marco, 15 anni, sente di non valere nulla. A casa è invisibile, a scuola si sente inferiore ai compagni più brillanti. Poi incontra un gruppo di ragazzi più grandi che lo accettano, ma a una condizione: deve dimostrare di essere all’altezza, magari rubando un oggetto o picchiando un coetaneo. Marco accetta, perché per lui quel gesto rappresenta un modo per guadagnarsi uno status.

Come intervenire?

Capire il perché di certi comportamenti è il primo passo per trovare le strategie più efficaci.

1. Creare alleanza con il ragazzo

Uno degli errori più comuni è dire a un adolescente antisociale: “Devi fermarti e pensare alle conseguenze.” Questo approccio non funziona con chi ha sempre vissuto secondo una logica esternalizzante (ovvero scaricando le colpe sugli altri). Invece, è più utile aiutarlo a capire che dietro il suo comportamento c’è un bisogno legittimo: quello di sentirsi qualcuno. Il problema non è cosa vuole, ma come lo sta ottenendo.

2. Lavorare con la famiglia

Molte volte il comportamento del ragazzo è la manifestazione di un problema familiare più ampio. È fondamentale aiutare i genitori a riconoscere le proprie aspettative e il loro impatto sul figlio.

3. Progetti educativi e giustizia riparativa

Il sistema penale minorile italiano ha introdotto strumenti come la messa alla prova, che sospende il procedimento penale e permette al ragazzo di dimostrare di poter cambiare. Questo approccio si è rivelato molto più efficace della semplice punizione, perché spinge il giovane a costruire una nuova identità positiva.

Dalla rabbia al cambiamento

Dietro ogni adolescente antisociale c’è un bisogno evolutivo non soddisfatto. Alcuni riusciranno a superare questa fase da soli, altri avranno bisogno di un aiuto strutturato. Ma nessuno è irrecuperabile. Se si lavora sulle cause, e non solo sui sintomi, il cambiamento è possibile. Serve pazienza, ma soprattutto serve comprensione.

Quando la rabbia prende il sopravvento: adolescenti e comportamenti antisociali Adolescenti che sfidano le regole, che si mettono nei guai, che finiscono in tribunale per furti, risse o vandalismo. Storie che riempiono i giornali e scatenano allarmismi, ma che raramente vengono comprese nella loro complessità. Eppure, dietro ogni atto antisociale c’è un adolescente con un…

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Barbara Durand è psicologa clinica formata nel sostegno a famiglie, adolescenti e adulti. Con un approccio centrato sulla persona, accompagna i suoi pazienti nel superare momenti di crisi e costruire nuovi equilibri. La sua esperienza integra competenze scientifiche e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali, offrendo percorsi personalizzati per affrontare sfide evolutive ed emotive. Lavora a Torino, è un punto di riferimento per chi cerca supporto psicologico e strategie efficaci per il benessere personale e familiare.

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