Essere genitori è un’esperienza travolgente. Hai tra le mani un piccolo essere umano che dipende completamente da te, ma nessuno ti ha insegnato davvero come fare. Così, procedi per tentativi, tra momenti di gioia e frustrazione, con la paura costante di sbagliare.
E poi arriva quel giorno in cui tuo figlio fa qualcosa che ti manda fuori di testa. Magari urla e si ribella. Magari si chiude nel silenzio e non risponde. Magari è angosciato per qualcosa che a te sembra una sciocchezza. E tu senti dentro una reazione sproporzionata: rabbia, ansia, impotenza.
Ti ritrovi a dire o fare cose che non vorresti, ma che sembrano venirti fuori da sole.
Se questa scena ti è familiare, sappi che non è colpa tua. È il tuo cervello che sta reagendo con le stesse strategie di sopravvivenza che ha imparato da bambino.
Il modello TIST (Trauma-Informed Stabilization Treatment) di Janina Fisher ci insegna che il trauma non è solo un evento del passato, ma una traccia che si riattiva nel presente. E se non lo riconosciamo, rischiamo di trasmetterlo ai nostri figli, senza neanche accorgercene.
Il Trauma e i Bambini: Cosa Succede Quando un Bambino Si Sente in Pericolo?
Quando parliamo di trauma, pensiamo subito a eventi estremi: abusi, guerre, violenze. Ma il trauma è anche qualcosa di più sottile, che può nascere da esperienze quotidiane ripetute:
• Un bambino che piange e non viene consolato.
• Un genitore che alterna momenti di affetto a momenti di freddezza.
• Un ambiente in cui le emozioni non sono benvenute.
I bambini non hanno ancora la capacità di regolare le proprie emozioni, quindi il loro sistema nervoso dipende completamente dai genitori. Se il caregiver è disponibile e rassicurante, il bambino impara che le emozioni si possono gestire. Se invece il genitore è imprevedibile, distante o spaventato, il bambino svilupperà strategie di sopravvivenza per adattarsi a quell’ambiente .
Come si manifesta il trauma nei bambini e negli adolescenti?
Un bambino che cresce in un ambiente imprevedibile o stressante non “supera” semplicemente la cosa. Il suo cervello impara a vivere in stato di allerta, e questo si riflette nei comportamenti:
• Bambini iperattivi, oppositivi, aggressivi. Vengono spesso etichettati come “difficili”, ma in realtà sono iperattivati, sempre in guardia perché il loro sistema nervoso è programmato a reagire con la lotta .
• Bambini chiusi, apatici, che sembrano “pigri” o depressi. Hanno imparato che esprimere emozioni è pericoloso, quindi si spengono per proteggersi .
• Adolescenti che si rifugiano in dipendenze, autolesionismo o disturbi alimentari. Quando non hai strumenti per regolare il dolore emotivo, il tuo corpo cerca soluzioni rapide per anestetizzarlo .
E i Genitori? Anche Noi Siamo Stati Bambini
Ecco la parte difficile da accettare: se tuo figlio fatica a gestire le emozioni, forse anche tu hai avuto lo stesso problema.
Quando diventiamo genitori, il nostro sistema nervoso non si resetta all’improvviso. Se da piccoli abbiamo dovuto reprimere emozioni per sopravvivere, oggi possiamo trovare insopportabile il pianto di nostro figlio. Se siamo cresciuti con genitori critici, potremmo diventare ipercritici con i nostri bambini.
Non lo facciamo perché vogliamo. Lo facciamo perché è ciò che il nostro cervello ha imparato a fare per proteggerci .
Il trauma si trasmette senza parole
Non servono parole per passare il trauma ai figli. I bambini assorbono lo stato emotivo del genitore.
• Se sei sempre in ansia, tuo figlio imparerà ad essere ansioso.
• Se sei ipercontrollante, tuo figlio imparerà che il mondo è pericoloso.
• Se fai fatica a gestire la rabbia, tuo figlio imparerà a temere le emozioni forti .
Ecco perché lavorare su di sé è il miglior regalo che puoi fare ai tuoi figli.
Come Funziona il TIST e Perché È Rivoluzionario?
Il TIST parte da un concetto chiave: il trauma frammenta la personalità.
Quando viviamo esperienze stressanti o traumatiche, il nostro cervello crea diverse parti per gestire la situazione:
• Una parte che si adatta e cerca di compiacere gli altri.
• Una parte che si arrabbia e attacca per proteggersi.
• Una parte che si congela e si spegne.
Il problema è che, anche quando il pericolo non c’è più, queste parti continuano ad attivarsi. Così, un genitore che ha imparato a non mostrare emozioni potrebbe ritrovarsi a distaccarsi emotivamente dai figli, anche senza volerlo .
Lavorare su di sé significa spezzare questo schema.
• Invece di reagire in automatico, impari a riconoscere le tue parti.
• Invece di vedere tuo figlio come “capriccioso” o “difficile”, impari a vedere cosa sta comunicando.
• Invece di ripetere il passato, impari a rispondere con il tuo presente.
Perché un Genitore Dovrebbe Lavorare su di Sé?
Perché non si può crescere un bambino sereno se dentro di te c’è una tempesta.
Un genitore che non ha elaborato il proprio trauma rischia di:
❌ Essere iperprotettivo o ipercritico
❌ Alternare momenti di grande vicinanza a distacco emotivo
❌ Avere reazioni sproporzionate a piccoli eventi quotidiani
Lavorare su di sé non è un lusso, ma un atto di responsabilità.
Un genitore che affronta il proprio trauma:
✔ È più paziente e meno reattivo
✔ Sa tollerare lo stress senza trasmetterlo ai figli
✔ Offre ai bambini un modello di stabilità emotiva
✔ Evita di ripetere schemi familiari dannosi
Crescere Figli Liberi dal Nostro Trauma
Molti genitori, quando hanno figli, fanno un voto silenzioso: “Io non farò mai a mio figlio quello che è stato fatto a me”.
Ma senza un lavoro consapevole, il trauma trova comunque il modo di ripetersi.
Il TIST offre un percorso per interrompere questo ciclo, permettendo ai genitori di:
• Capire le proprie reazioni emotive
• Coltivare una relazione consapevole con se stessi
• Essere presenti per i propri figli senza essere schiavi del proprio passato
Se c’è un regalo che possiamo fare ai nostri figli, è questo: un genitore più presente, più stabile, più libero.
Perché cresciamo figli sicuri solo se noi per primi ci sentiamo al sicuro.

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