Le ACE (Adverse Childhood Experiences), ovvero le esperienze avverse infantili, sono eventi traumatici vissuti durante l’infanzia che possono avere conseguenze significative sulla salute fisica e mentale in età adulta. Il concetto nasce dallo studio ACE condotto dai CDC (Centers for Disease Control and Prevention) e dalla Kaiser Permanente negli anni ’90, che ha evidenziato una forte correlazione tra traumi infantili e problemi di salute a lungo termine.
Quali sono le ACE?
Le esperienze avverse infantili si suddividono in tre categorie principali:
1. Abusi
• Fisico
• Sessuale
• Emotivo
2. Negligenza
• Emotiva (carenza di affetto, invalidazione emotiva)
• Fisica (mancanza di cure di base: cibo, igiene, protezione)
3. Disfunzioni familiari
• Violenza domestica
• Separazione o divorzio conflittuale dei genitori
• Presenza di un familiare con problemi di salute mentale
• Dipendenza da sostanze in famiglia
• Genitori incarcerati
• Abbandono o perdita di un genitore
Quali rischi per la salute sono collegati?
Le ACE non sono solo “brutti ricordi” dell’infanzia: lasciano un’impronta profonda sullo sviluppo cerebrale, sulla regolazione dello stress e sul comportamento. Maggiore è il numero di ACE vissute, più alto è il rischio di sviluppare problematiche.
Effetti sulla salute mentale
• Maggiore vulnerabilità a disturbi psichici: ansia, depressione, PTSD, disturbi dissociativi
• Difficoltà di regolazione emotiva: impulsività, rabbia, instabilità dell’umore
• Maggiore rischio di dipendenze: alcol, droghe, cibo, relazioni tossiche
• Bassa autostima e difficoltà relazionali
Effetti sulla salute fisica
• Aumento dello stress cronico: il sistema nervoso è costantemente in uno stato di allerta
• Maggiore rischio di malattie cardiache, ipertensione, diabete
• Compromissione del sistema immunitario
• Disturbi gastrointestinali (IBS, gastrite cronica)
• Obesità e disturbi alimentari
Effetti sul comportamento e sul funzionamento sociale
• Maggiore rischio di comportamenti a rischio: abuso di sostanze, comportamenti sessuali a rischio, autolesionismo
• Difficoltà scolastiche e lavorative: minore capacità di concentrazione, difficoltà a mantenere un impiego stabile
• Dinamiche relazionali disfunzionali: paura dell’abbandono, difficoltà a fidarsi degli altri, ripetizione di schemi familiari disfunzionali
Si può intervenire?
Assolutamente sì. Anche se le ACE aumentano il rischio di sviluppare problematiche, la resilienza gioca un ruolo chiave. Il supporto emotivo, le relazioni sicure e la psicoterapia (soprattutto approcci focalizzati sul trauma come l’EMDR, la Flash Technique o il TIST) possono aiutare a mitigare gli effetti negativi.
La buona notizia è che le esperienze positive possono bilanciare quelle negative: un solo adulto presente e affettuoso nella vita di un bambino può fare la differenza, aiutandolo a costruire un senso di sicurezza e stabilità interiore.
Le ACE non sono semplici “brutti ricordi” dell’infanzia, ma esperienze che possono modellare lo sviluppo cerebrale, il modo in cui regoliamo le emozioni e persino la nostra salute fisica. Conoscerle e parlarne è fondamentale per almeno tre motivi principali:
- Dare un senso alle proprie difficoltà
Molti adulti vivono con ansia, depressione, problemi relazionali o di salute senza capirne l’origine. Sapere che le esperienze infantili hanno un impatto a lungo termine aiuta a dare un nome e un senso al proprio vissuto, uscendo da una visione colpevolizzante di sé. - Riconoscere i segnali nei bambini e negli adolescenti
Se sappiamo che eventi come la violenza domestica, la trascuratezza emotiva o la perdita di un genitore possono avere conseguenze profonde, possiamo intervenire prima. Un bambino che manifesta difficoltà comportamentali, ansia o isolamento non è “capriccioso”, ma potrebbe stare reagendo a un ambiente disfunzionale. - Normalizzare il discorso sulla salute mentale
Ancora oggi si tende a minimizzare il trauma infantile con frasi come “è passato tanto tempo, ormai sei grande” o “tutti abbiamo avuto un’infanzia difficile”. Invece, parlarne permette di legittimare il dolore, favorire la ricerca di aiuto e diffondere consapevolezza sulla necessità di supporto psicologico.
ACE e trauma intergenerazionale: perché è importante interrompere il ciclo?
Il trauma non si trasmette solo attraverso i geni, ma anche attraverso i comportamenti, le emozioni e le dinamiche relazionali. Se un bambino cresce in un ambiente instabile o privo di cure emotive, è più probabile che da adulto riproponga schemi simili nei confronti dei propri figli, anche involontariamente.
Ad esempio:
- Un genitore che ha vissuto abusi o negligenza potrebbe faticare a sintonizzarsi emotivamente con i propri figli.
- Se un adulto è cresciuto in un clima di ipercriticismo e invalidazione, potrebbe riprodurre lo stesso modello educativo senza accorgersene.
- L’ansia, la rabbia repressa o l’ipercontrollo spesso hanno radici nei traumi infantili e si riflettono nelle dinamiche familiari.
Questo non significa che chi ha vissuto esperienze avverse sarà automaticamente un genitore disfunzionale, ma che senza consapevolezza e supporto c’è un rischio più alto di trasmettere sofferenza non elaborata.
Come interrompere il ciclo del trauma?
- Prendere consapevolezza
Capire le proprie ACE permette di riconoscere gli effetti del passato sul presente e di evitare di agire in automatico secondo schemi disfunzionali. - Lavorare sulle proprie ferite
Terapie focalizzate sul trauma possono aiutare a ridurre l’impatto emotivo delle esperienze avverse e a sviluppare una maggiore regolazione emotiva. - Coltivare relazioni sicure
Il supporto di partner, amici e terapeutia può essere fondamentale per riscrivere le proprie modalità relazionali e imparare a creare connessioni più sane. - Essere genitori più consapevoli
Nessuno è perfetto, ma imparare a riconoscere i propri trigger, regolare le emozioni e validare i bisogni dei propri figli aiuta a costruire un ambiente più sicuro ed empatico.
Parlare delle ACE e delle loro conseguenze non è un esercizio di vittimismo, ma un atto di responsabilità: ci permette di dare un senso alla nostra storia, proteggere le nuove generazioni e interrompere il ciclo del trauma. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo scegliere di scrivere un futuro diverso e soprattutto di vivere nel presente “lasciando il passato nel passato”

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