Il corpo parla: impariamo a dargli ascolto (sempre)
Quante volte abbiamo sentito (o detto) frasi come: “Non è niente, è solo lo stress” oppure “Se non è qualcosa di grave, passerà”? La nostra cultura, e spesso anche noi stessi, tende a classificare il corpo in due categorie: quando è “davvero malato” e quando “si lamenta inutilmente”. Se il medico diagnostica un problema organico, allora sì, il corpo merita tutta la nostra attenzione. Ma se invece si tratta di qualcosa legato a stress, emozioni o stati mentali, è come se non contasse.
Ecco il punto: il corpo non fa queste distinzioni. Perché dovremmo farle noi?
Quando il corpo è “serio” e quando lo ignoriamo
Immagina di avere un forte mal di stomaco. Se pensi che sia un’ulcera o un’infezione, prenoti subito una visita, giusto? Ma se il tuo stomaco è in subbuglio perché stai vivendo un periodo difficile, è probabile che lo liquiderai con un “non ci pensare” o un “tira avanti”. È come se solo i segnali che arrivano da malattie riconosciute fossero degni di attenzione.
Allan Schore, nei suoi studi sulla regolazione emotiva, ci spiega che il corpo risponde in modo sistematico a tutte le esperienze, siano esse fisiche o emotive. Lo stress prolungato, ad esempio, attiva il sistema nervoso autonomo in modo simile a una minaccia reale: il cuore batte più velocemente, i muscoli si irrigidiscono, il corpo si prepara a combattere o a fuggire. Non è “tutto nella testa”: è una reazione reale, misurabile, che ha effetti concreti su come ci sentiamo.
Il problema è che, nella nostra mentalità, le emozioni non sembrano meritare lo stesso status delle malattie “vere”. E così ignoriamo i segnali del corpo finché non diventano abbastanza forti da fermarci, spesso con un impatto maggiore rispetto a quello che avrebbero avuto se ce ne fossimo occupati subito.
Un doppio standard culturale
Viviamo in una cultura che glorifica il controllo e minimizza le fragilità. Se il tuo corpo si ribella per una malattia organica, sei vittima di qualcosa di esterno, quindi meriti cura e attenzione. Ma se il tuo corpo parla di un disagio emotivo o mentale? Allora sei percepito come fragile o incapace di gestire lo stress.
Eppure, il corpo non fa queste distinzioni. Come spiega Bessel van der Kolk, il nostro corpo registra tutto: le relazioni, le esperienze di vita, le preoccupazioni. È un sistema unico e interconnesso. Quando ignoriamo i segnali legati al nostro stato emotivo, è come se dicessimo al corpo: “Ti ascolto solo quando sei rotto, non quando cerchi di avvisarmi”.
Cosa possiamo fare per cambiare questo approccio
Iniziare a dare al corpo l’attenzione che merita significa cambiare prospettiva. Ecco alcuni spunti:
1. Smettere di giudicare i segnali come “importanti” o “banali”
Un mal di testa può essere causato da disidratazione, tensione muscolare o stress. Invece di etichettarlo, prova a considerarlo un messaggio: il tuo corpo sta comunicando che qualcosa ha bisogno di attenzione.
2. Riconoscere il valore delle emozioni nel corpo
Non serve una diagnosi clinica per giustificare il tuo bisogno di prenderti una pausa. Se ti senti stanco, sopraffatto o nervoso, è già una ragione valida per ascoltarti e rallentare.
3. Uscire dalla logica del “devo farcela da solo”
Come osserva Judith Herman, la guarigione non è un atto di forza solitaria. Può includere chiedere supporto, cercare momenti di quiete o esplorare attività che aiutano il corpo e la mente a ritrovare equilibrio.
4. Fare spazio all’ascolto senza fretta
Non c’è bisogno di interpretare ogni sensazione fisica come un codice segreto. A volte, basta fermarsi e fare una domanda semplice: “Come sto?”. Spesso la risposta è più chiara di quanto immaginiamo.
Non c’è una gerarchia di importanza tra corpo e mente
L’idea che un problema sia “solo emotivo” lo sminuisce. Ma le emozioni non sono fantasmi: vivono nel corpo, nei nostri muscoli, nella nostra respirazione, nei ritmi che ci guidano. Il corpo non è un nemico o un peso da trascinare; è il nostro primo alleato.
Forse è il momento di abbandonare quel doppio standard che riserviamo ai suoi segnali. Che si tratti di una malattia organica o di una tensione legata a un periodo difficile, il messaggio è sempre lo stesso: qualcosa richiede la nostra attenzione. Non dobbiamo correre subito a trovare risposte, ma possiamo imparare ad ascoltare, con la curiosità e il rispetto che merita.
Il corpo non mente mai. Sta a noi decidere se ascoltarlo.

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